Cristo Redentore di Rio de Janeiro: come è stato restaurato ”l’abbraccio all’umanità”?

Ad inizio del 2014, il pollice destro del Cristo redentore di Rio De Janeiro in Brasile, è stato restaurato in seguito a dei danneggiamenti susseguenti a numerose tempeste.

Le operazioni si sono svolte a più di 700 metri di altezza: i tecnici, armati di martello e scalpello, hanno operato sedendosi sulle zone da riparare e poi calandosi giù, così come testimonia il video eseguito da fanpage e pubblicato anche da you media.

Clicca QUI per vedere il video.

Anche gli scatti realizzati sul momento sono dal forte valore suggestivo. Di seguito ve ne proponiamo due presi dal sito di Repubblica:

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Sfinge di Giza: il simbolo dell’Egitto ed il suo significato esoterico

La grande Sfinge di Giza rappresenta la più grande, e probabilmente la più antica statua monumentale non solo d’Egitto ma di tutto il mondo. Si tratta di una costruzione che misura 73,5 m in lunghezza e 20 m in altezza.

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La testa della Sfinge di Giza.

Il significato esoterico:

Dalle narrazioni che si sono susseguite con l’avanzare dei secoli, si è sempre pensato che la Sfinge di Giza custodisse l’ingresso alla città greca di Tebe, e che ponesse un enigma a tutti i viaggiatori, per poterne consentire loro il passaggio. L’enigma esatto richiesto dalla Sfinge, però, non è stato specificato dai primi narratori di storie.

Altre leggende affermano che Hera Ares avevano inviato la Sfinge dalla sua terra d’origine etiope a Tebe, in Grecia, dove poneva a tutti i passanti il più famoso enigma della storia:

“Quale creatura al mattino va su quattro gambe, a mezzogiorno su due, e la sera su tre, e più gambe che ha, più debole è? “.

La Sfinge avrebbe strangolato e divorato chiunque non fosse stato in grado di rispondere. Edipo risolse l’enigma rispondendo:

“L’uomo che striscia a quattro zampe da bambino, poi cammina su due piedi da adulto e poi cammina con un bastone in età avanzata”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo. Óbidos, la pittoresca cittadina portoghese

L’antica cittadina medievale, con i suoi 11.000 abitanti circa, si trova a nord del Portogallo e dista solo un’ora da Lisbona e dalla magnifica Sintra.

Óbidos prende il nome dal termine latino Oppidum (città fortificata).

Fu sottratta alla dominazione araba nel 1148 e fu assegnata in dote, in occasione del matrimonio, a molte regine; la prima fu Urraca di Castiglia, sposa di Alfonso I di Aragona, seguita da Isabella di Aragona, sposa di Dionigi Alfonso del Portogallo.

Nel suo centro storico, situato in cima ad una collina dominata da un castello medievale, vicino alla Costa Atlantica, si dirama un labirinto di vie ciottolate e casette, con balconi fioriti e portoni colorati, ornati dalle azulejos (particolari piastrelle di ceramica) che rivestono i muri.

Le azulejos

Il borgo in passato ebbe grande importanza strategica, e i primi insediamenti risalgono addirittura ad un periodo precedente all’arrivo dei Romani nella Penisola Iberica.

Le mura che circondano il perimetro risalgono al periodo della dominazione dei Mori, sono lunghe 1,5 chilometri e in certi tratti sono alte 13 metri. Quelle attuali sono state ricostruite nel XVIII, dopo il terribile terremoto del 1755.

Il castello venne costruito successivamente per volere del re Dionigi Alfonso del Portogallo, con le sue torri merlate inespugnabili e i bastioni difensivi. Nel XVI secolo da fortezza medievale diventò un palazzo nobiliare, mentre oggi è una raffinata pousada, un albergo di lusso.

Il castello di Óbidos

Numerosi sono anche gli esempi di architetture religiose, e tra le chiese più note troviamo:

  • Igreja de Santa Maria: costruita sui resti di una moschea e di un tempio visigoto. Porta il nome della patrona della città e possiede uno splendido soffitto affrescato.
L’interno della Igreja de Santa Maria
  • Igreja da São Pedro: basilica gotica composta da tre navate, distrutta durante il famoso terremoto; attualmente è visibile solo in parte. Qui è custodita la tomba di una tra i più alti esponenti dell’arte barocca in Portogallo, Josefa di Óbidos.
L’esterno della Igreja da São Pedro
  • Igreja da Misericórdia: il suo interno è ornata con piastrelle del 600.
  • Santuário do Senhor da Pedra: è in stile barocco ed è noto per la sua forma esagonale.

Infine, se si visita la città non può mancare il passaggio da Porta da Vila, che in origine rappresentava il principale accesso alla città. Le smaltate azulejos blu e bianche con cui è decorata risalgono al XVIII secolo e raffigurano la passione di Cristo, mentre il soffitto dipinto rappresenta la corona di spine.

Porta da vila

La Rua Direita, invece, è la via principale, piena di botteghe tradizionali e negozi di souvenir. Collega Porta da Vila al Castelo de Óbidos.

Curiosità

Ogni estate, per due settimane nel mese di Luglio, si tiene il Mercado Medieval, una tipica festa in costume.

Il Mercado Medieval

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La Cappella Palatina di Palermo: un tesoro siciliano patrimonio dell’Unesco

Situata all’interno del Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina, potrebbe essere considerata come uno dei tesori, non solo palermitani, ma dell’intera Sicilia.

L’edificio, malgrado le sue dimensioni alquanto contenute (33m di lunghezza ; 13m di larghezza), si articola in tre navate in granito e marmo in perfetto stile normanno-bizantino, le quali anticipano la crociera del santuario – presbiterio, al di sopra della quale si trova una meravigliosa cupola.

Quest’ultima, insieme al transetto e alle absidi, è impreziosita da alcuni dei mosaici bizantini fra i più importanti della Sicilia, raffiguranti il Cristo Pantocratore benedicente, ed altre svariate scene bibliche tratte sia dal Vecchio che dal Nuovo testamento.

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La Cappella vista dall’interno.

Le immagini raffigurate narrano episodi che spaziano dalla Genesi fino alla vita nel giardino dell’Eden, dalle rappresentazioni di angeli, arcangeli e profeti a quelle dei santi.

Va altresì detto che tale bellezza è frutto d’una lunga storia variegata, i cui caratteri sono stati ereditati, dapprima, dai Normanni con la iniziale costruzione nel 1129 per volere del re Ruggero II di Sicilia; il possesso dell’edificio è stato acquisito, nel 1458, dal re Giovanni II d’Aragona, il quale restituisce la Cappella al suo massimo splendore con delle imponenti opere di restauro che, purtroppo, non si resero abbastanza efficienti fino all’epoca spagnola, che la vedono abbandonata a sé stessa.

A seguire, però, Vittorio Amedeo II di Savoia predispone, nel 1714, l’incremento dei fondi destinati alla cura dell’edificio.

Di fatti, i lavori proseguirono anche in epoca borbonica, quando oltre al recupero dei mosaici e alla realizzazione di altri nuovi, fu attuata la costruzione dell’altare maggiore e, soprattutto, dell’emblema del tempio: la statua di San Pietro, per mano di Giovanni Battista Ragusa. La Cappella è infatti dedicata proprio a San Pietro.

Dopo aver subito danni a causa di un terremoto nel 2002, essa è stata effettivamente agibile nel 2008, divenendo anche una richiestissima meta turistica.

Infine, nel 2015, è stata riconosciuta per il suo inestimabile valore e dichiarata patrimonio dell’Unesco.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Castello di Windsor: la residenza reale inglese preferita dalla Regina Elisabetta II

Il Castello di Windsor, situato nell’omonima cittadina inglese, è una delle residenze della Famiglia Reale Britannica.

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Il Castello visto dall’esterno.

In principio fu costruito come castello medievale: il periodo di inizio per la sua realizzazione è riconducibile all’XI secolo, esattamente dopo la conquista normanna inglese di Guglielmo I il Conquistatore.

Durante il corso del secolo successivo, al tempo di Enrico I d’Inghilterra, l’edificio è stato impiegato per ospitare numerosi monarchi britannici.

Attualmente qui vivono e lavorano più di cinquecento persone. Tale luogo è un’attrazione turistica molto popolare, sede di visite di Stato e posto preferito per i fine settimana dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra.

Regina Elisabetta II ( Londra, 21 aprile 1926).

Tra gli aspetti architettonici ed artistici di maggior rilievo, non bisogna dimenticare che tale Castello contiene la Cappella di San Giorgio (XV sec.), considerata l’emblema del gotico inglese.

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Cappella di San Giorgio vista dall’intero.

Quali sono i luoghi più caratteristici all’interno del Castello di Windsor?

È difficile reperire immagini dall’esterno, ma vi proponiamo una breve serie di foto che immortalano gli ambienti principali percorribili durante la visita guidata presso la residenza reale britannica.

Ecco la nostra Gallery.

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Elemento principale della visita guidata è quello del passaggio presso le camere da letto reali.
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Non meno importante è la sala in cui vengono ricevuti i personaggi istituzionali in visita.
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Sono meravigliosi e fascinosi i numerosi dipinti posti sulle pareti della residenza.
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La panoramica di una delle sale da pranzo presenti nel Castello durante una cena.
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Grazie per la visione!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Persistenza della Memoria” di Salvador Dalì: la fotografia di un sogno fatto a mano

Il 23 gennaio 1989 moriva Salvador Dalì, uno dei più grandi artisti del Novecento inventore del metodo paranoico-critico ed una delle personalità più influenti e poliedriche del suo tempo. In occasione dei trent’anni della sua morte, a Matera fino al 30 novembre 2019 sarà possibile visitare la mostra intitolata “La Persistenza degli Opposti” un percorso espositivo pensato per rappresentare i principali dualismi concettuali dell’arte di Dalì. L’artista spagnolo era un uomo di opposti e tale fu la sua filosofia. I quattro temi scelti per il percorso museale sono: il Tempo, gli Involucri, la Religione e la Metamorfosi.

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Salvator Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989).

Originale e provocatorio, nel corso della sua carriera durata oltre 70 anni, Dalì realizzò più di 1500 dipinti, oltre ad illustrazioni per libri, litografie, sculture, costumi e scenografie teatrali. La sua eredità artistica è immensa ed influenza ancora oggi il mondo dell’arte contemporanea. La sua esperienza è stata l’ultima a mettere l’Europa al centro della scena artistica mondiale prima dell’avvento della Pop Art che avrebbe spostato l’attenzione Oltreoceano.

Bergson agli inizi del 1900 pose un problema che venne subito recepito dalla letteratura: cosa succede, dunque, se il tempo condiviso non coincide con il tempo percepito?

Il flusso del tempo può essere colto nella “Persistenza della Memoria” di Salvador Dalì. In uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, caratterizzato dagli scogli aguzzi della Costa Brava sullo sfondo e da un ulivo secco e malinconico in primo piano, il pittore spagnolo immagina tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà quotidiana. Questi orologi vengono deformati dallo sguardo delirante di un sogno prodotto dall’inconscio dell’artista e suggerito dalla presenza di un occhio dalle lunghe ciglia che giace addormentato. Nella persistenza della memoria un orologio è sospeso ad un albero, un altro è adagiato su un parallelepipedo, un terzo è avvolto a spirale intorno ad una strana forma ed un quarto, l’unico non alterato, è ricoperto di formiche.

La Persistenza della memoria di Salvator Dalì.

Dalì associa ed altera liberamente gli orologi, protagonisti dell’opera: i due dilatati ricordano che la durata di un evento può ingrandirsi nella memoria, secondo quanto sosteneva lo stesso Bergson. Il terzo orologio è il simbolo del modo in cui la vita distorce la forma geometrica del tempo meccanico. Essi, sul punto di sciogliersi al sole, rappresentano, perciò, l’aspetto psicologico del tempo il cui trascorrere, nella percezione umana, assume una velocità diversa che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. L’unico orologio non deformato ricoperto di formiche, che sembrano divorarlo, indica l’annullamento di un tempo cronologico piegato alle esigenze quotidiane

La deformazione delle immagini è un mezzo per mettere in dubbio la razionalità, che vede gli oggetti sempre con una forma chiara e definita. Nella persistenza della memoria, Dalí invita l’osservatore a riconsiderare la dimensione del tempo e della memoria, nella quale il prima e il dopo si contaminano reciprocamente.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Igor Mitoraj, l’artista polacco capace di rendere moderne le sculture classiche

Lo stile di Mitoraj si contraddistingue per la realizzazione di busti di uomini, proprio come avveniva in epoca classica.

Nonostante ciò, nelle sue opere s’intravede una chiave di lettura post-moderna della scultura: egli tende a raffigurare alcune composizioni classiche che riportano in modo evidente e voluto dei danni ingenti sugli arti e sul tronco del corpo.

La sua vita: alcuni cenni

Igor Mitoraj (26 marzo 1944 – Parigi, 6 ottobre 2014) è stato uno scultore polacco.

Egli studiò pittura alla Scuola d’arte di Cracovia e all’Accademia d’arte di Cracovia come allievo di Tadeusz Kantor. Nel 1968 si trasferì a Parigi, per continuare i suoi studi nel campo dell’arte .

Non molto tempo dopo si recò in viaggio presso il Messico, essendo rimasto affascinato dall’arte e dalla cultura Latino-Americane. Dopo tale esperienza decise di prodigarsi nella scultura.

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Igor Mitoraj vicino ad una sua opera.

Tornò a Parigi nel 1974 e due anni dopo tenne una personale alla Galleria La Hune, nella quale erano incluse alcune sculture. Il successo dell’esposizione lo convinse a dedicarsi a tempo pieno all’arte scultorea.

Inizialmente lavorò la terracotta ed il bronzo, mentre, in seguito ad un viaggio a Carrara nel 1979, decise di passare alla lavorazione del marmo. Nel 1983 aprì uno studio a Pietrasanta, in provincia di Lucca.

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Per me la sfida più appassionante è la monumentalità. Mi piace confrontarmi con il grande in termini di tecnica plastica, ma anche in rapporto ad uno scenario naturale, storico e urbano. Che sia antico e contemporaneo. Ma la mia ricerca non è stata una via facile…  Le mie figure vogliono sempre riflettere la situazione dell’uomo contemporaneo, le sue fratture, la sua perdita d’identità, i drammi quotidiani che ci circondano. Sono l’espressione della vita che viviamo tutti. Il nostro essere “screpolati”.

Queste sono alcune considerazioni rilasciate dallo scultore polacco

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’infinito di Lucio Fontana tra tagli e luce

“Io buco e non c’è bisogno di dipingere perché è lì che passa l’infinito. Ciò che conta davvero non è l’estetica, ma l’aver bucato. Non ho mai distrutto, ho solo costruito”.

Con queste parole, Lucio Fontana (1899-1968), l’artista borghese sempre in giacca e cravatta, definiva il suo modo di fare arte, dei veri e propri buchi e dei tagli netti, essenziali ed assoluti su quelle tele a cui dava forme ed espressioni che lo hanno fatto poi apprezzare, conoscere ed imitare in tutto il mondo. Ogni quadro era per lui un oggetto e le sue opere con quei buchi e con quei tagli li chiamò, non certo a caso, “concetti”, perché non amava altre parole per descriverli al meglio.

La sua ricerca era costantemente rivolta al superamento delle forme artistiche tradizionali e la sua idea di spazio, inteso come materia da modificare, ha determinato un mutamento nell’uso della tela.

Concetto Spaziale – Attesa (1965) di Lucio Fontana

Crivellando la superficie di buchi, Fontana ha voluto affermare che si può procedere verso l’infinito, facendo passare la luce oltre la superficie pittorica. In questo l’artista in questione è il degno allievo di Moreau, che dipingeva con la spatola e non con i pennelli, ma anche dello stesso Van Gogh, che cercava di raggiungere con il colore e la luce la realtà che aveva dinanzi.

Concetto Spaziale – New York (1962) di Lucio Fontana.

Nella pittura di Fontana c’è la volontà di superare il limite stesso imposto dalla pittura per raggiungere il cosiddetto elemento cosmico. La ricerca della quarta dimensione che abita sin dagli esordi l’arte di questo artista, ha sconvolto l’idea stessa di arte, in contemporanea con il dripping di un altro grande, Pollock, l’uno all’insaputa dell’altro.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Una tela incantata chiamata Positano

L’antico borgo marinaro, con i suoi 3.900 abitanti circa, sorge in una meravigliosa e suggestiva posizione panoramica, lungo uno dei tratti costieri più belli della penisola sorrentina, tra Punta Germano e Capo Sottile.

Appartenente geograficamente alla Costiera Amalfitana, fa parte della provincia di Salerno (in Campania), ed è oggi una sofisticata meta turistica.

La leggenda che narra la sua nascita vede come protagonista la divinità marina greca Poseidone, che creò la città in onore della ninfa Positea, come pegno del suo amore.

Le tracce dei primi abitanti del borgo risalgono alla Preistoria, ma in seguito alla caduta dell’Impero Romano Positano entrò a far parte della Repubblica di Amalfi, e grazie al commercio con i paesi del Mediterraneo attraversò un periodo molto fiorente.

Successivamente dovette subire la dominazione Angioina e quella Aragonese, ed anche le incursioni di Turchi e Saraceni. Infatti, fu proprio per difendersi che eresse le tre torri di guardia (del Fornillo, del Trasito e della Sponda) su ordine del Vicerè Don Pedro de Toledo.

Una torre saracena

Positano presenta l’architettura tipica della Costiera Amalfitana, con scalinate, portici e vicoli strettissimi. Guardando da lontano si possono ammirare casette bianche aggrappate alla roccia, dalle quali risaltano terrazzi pieni di fiori che si diramano fino alla spiaggia, da dove il borgo appare come una piramide di case che ci arrampicano fino al cielo (assumendo la forma di un presepe).

Al largo, invece, sono visibili tre isolotti che compongono le Sirenuse (dette Li Galli), considerate la mitica dimora delle famose sirene ammaliatrici: il Gallo Lungo, la Rotonda e il Castelluccio.

Uno sorcio delle Sirenuse

Dalla spiaggia un piccolo sentiero nella roccia guida fino ad alcune calette e affianca le torri di avvistamento.

E’ il Sentiero degli Dei, che collega Agerola al borgo di Nocelle; il suo nome deriva dalla tradizione popolare, secondo cui le antiche divinità greche avrebbero percorso questa strada per salvare il mitico Ulisse in balia delle sirene.

Le due spiagge principali, Spiaggia Grande e Fornillo, sono raggiungibili a piedi, mentre le altre solo tramite mare.

Il vero cuore di Positano, insieme ai negozi pieni di ceramiche ed abiti colorati, è la chiesa di Santa Maria Assunta, con la sua cupola in maiolica gialla, verde e blu, visibile da ogni angolo della città. E’ in stile neoclassico, ed è circondata da un’atmosfera suggestiva, fra colonne e capitelli ionici dorati. Al suo interno è conservata la tela della Madonna Nera, di origine bizantina e risalente al XII secolo.

La chiesa di Santa Maria Assunta

La tradizione vuole che il dipinto sia arrivato lì per volere della stessa Vergine. La nave che la trasportava si ritrovò nel mezzo di una tempesta, e i marinai si misero in salvo sulla spiaggia. La mattina seguente, sentendo una voce dire la parola posa, donarono la tela alla chiesa prima di ripartire.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Modigliani ”L’artista italiano”: arriva la mostra in Puglia, ad Otranto

”1920-2020 Modigliani. L’artista italiano” è il titolo della mostra che è stata aperta lo scorso 30 maggio in Puglia nella cittadina di Otranto.

L’evento rimarrà fruibile fino al 3 novembre 2019 presso il Castello Aragonese.

Amedeo Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) nel suo studio.

Cosa propone la mostra?

Sono visibili quaranta riproduzioni in scala 1:1 delle opere di Modigliani caratterizzate da un’altissima fedeltà cromatica, e montate su pannelli retroilluminati a Led.

Inoltre, numerosi e vasti sono gli apparati biografici e le riproduzioni di documenti sull’artista provenienti dal suo archivio personale; insieme a questi ci sono filmati, immagini e altri materiali, oltre ad un video prodotto da Sky Arte e dedicato alla straordinaria storia d’amore tra Amedeo e Jeanne.

La celebre frase pronunciata da Modigliani, accostata al dipinto in cui ha immortalato la propria amata. Immagine tratta dalla pagina Facebook L’isola di Omero.

L’iniziativa è stata ideata in vista del centesimo anniversario della morte di Modigliani, che ricorrerà nel 2020.

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Estratto della mostra di Otranto.

Biglietti, orari e contatti:

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10,00 alle 24,00.
Ticket intero: 10,00 Euro; 
Ticket ridotto (gruppi di 12 persone, convenzioni, possessori della Otranto Card): 8,00 Euro;
Ticket ridotto per minori di 18 anni, residenti nel Comune di Otranto, convenzioni: 6,00 Euro; 
Gratuito per minori di anni 18 in visita con i genitori (ticket famiglia);
Gratuito per minori fino a 6 anni, guide turistiche con patentino (con gruppo);
Gratuito per disabili ed un accompagnatore.

Contatti per maggiori info:

Piazza Castello, Otranto 
Info 0836.21.00.094
castelloaragoneseotranto@gmail.com

Cosimo Guarini per L’isola di Omero