IL GIARDINO DI MONET A GIVERNY: SCORCIO RAFFINATO DELL’IMPRESSIONISMO

L’impressionismo fu in un certo senso inventato da Monet, o per lo meno reso noto da lui, dato che con il suo dipinto Impressione, levar del sole del 1872 creò scalpore negli ambienti dei Salon parigini del tempo. E dal nome di quella tela, non a caso, deriva l’appellativo di tutta la corrente artistica.

In fondo la tecnica esecutiva si basava sulla pittura en plein air, ovvero all’area aperta, osservando e riportando i cambiamenti metereologici, di tempo, e il situazionismo che lo studio dei pittori non poteva cogliere.

In quest’ottica, Il giardino dell’artista a Giverny è un alro dipinto a olio su tela realizzato nel 1900 dallo stesso pittore francese Claude Monet, attualmente conservato nel Musée d’Orsay di Parigi.

Il giardino di Monet, iris - Claude Monet riproduzione stampata o copia  dipinta a mano e ad olio su tela
Iris e il giardino di Monet (1900). Museo d’Orsay, Parigi.

Monet dipinse una parte del suo giardino presso Giverny, una cittadina che si trova a circa un’ora e mezza dalla capitale francese. Già da prima l’artista si era dedicato allo studio delle ninfee dello stagno che la sua proprietà conteneva; con questo olio su tela (81 x 92 cm) egli continuerà ad offrire la visione di una parte della sua quotidianità dal 1883 al 1926, il periodo in cui visse presso tale dimora.

Il colore prevalente nell’opera è il vivace viola tipico dell’Iris, fiore profumato che Monet impianta sul suo terreno, e il cui nome deriva dalla dea greca dell’arcobaleno.

Nella parte superiore del dipinto si intravede il famoso stagno, oggetto di mille attenzioni, su cui riflette l’ombra di un albero che monopolizza lo spazio superiore della composizione.

L’opera è un’esempio di come la semplicità di una casa di campagna può generare raffinatezza ed eleganza.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I RITRATTI MASCHERATI DI VOLKER HERMES

Pensate che Volker Hermes sia un autore del’700 o dell’800? E invece no! Si tratta di un artista contemporaneo noto per la raffigurazione di soggetti con il volto coperto, ripescati da opere pre-esistenti.

Sicuramente in molti hanno trovato un’analogia con il fatto che queste opere siano diventate note soprattutto con l’avvento della pandemia Covid 19; periodo in cui si è iniziato ad indossare abitualmente le mascherine per proteggere il viso, ma, aspetto spesso sottovalutato, anche per coprirlo.

In relatà, gli Hidden Portrait (”ritratto nascosto”) questo è il nome assunto dalle serie di dipinti di Hermes, sono una sorta di rilettura un po’ ironica delle opere del passato iniziata intorno al 2010. Molte di queste sono conservate presso il Rijksmuseum di Amsterdam.

I ritratti "mascherati" di Volker Hermes | Sky Arte - Sky

«Ho iniziato una riflessione sul significato sociale della pittura, i codici di abbigliamento nei dipinti e il ruolo dell’individualità nei ritratti. Ho trovato un modo per esprimere la mia visione contemporanea intervenendo digitalmente su opere storiche»

Questo è il commento sull’autore su chi gli chiedeva il significato del proprio operato.

Volker lavora su quadri che spaziano dal primo Rinascimento alla fine del XIX Secolo, analizzando ogni epoca attraverso i suoi codici, le forme di rappresentazione e anche la visione individuale di ogni singola persona.

Hidden Portraits by Volker Hermes

A chi critica il suo lavoro egli risponde di ammirare i dipinti che ripropone e di trattarli con rispetto. Afferma di non aggiungere nemmeno un elemento per dipinto, ma di rimodulare quelli già presenti.

Il pittore utilizza gli stili codificati dell’abbigliamento del nostro tempo, ed elabora una rilettura glamour e attuale dei dipinti storici

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VECCHIO CHITARRISTA CIECO: L’EMBLEMA DEL PERIODO BLU DI PICASSO

Quante volte avrete sentito parlare del periodo blu? Chissà com’è nata questa tendenza di Pablo Picasso nel dipingere i propri lavori in questa tonalità…

Forse egli vedeva il mondo di quel colore, oppure, molto più probabilmente voleva enfatizzare ancor di più il gelo che sentiva dentro di se e che intendeva mostrare nei propri quadri.

Infatti, i soggetti che egli dipinse tra il 1901 al 1904 sono perlopù figure tristi, in cui la tonalità prescelta non fa che aggravare la percezione che l’osservatore ha del contesto pittorico . Osservando, per esempio, Poveri in riva al mare (1903) ognuno di noi avverte istintivamente la necessità di aiutare la famiglia raffigurata, o comunque si instatura nel nostro inconscio un senso di colpa.

In tal senso, Picasso è sicuramente un artista sociale che scava nell’istinto e nel subconscio della società mettendoli a nudo.

Tra le opere più note dell’artista di Malaga in questo periodo c’è Vecchio chitarrista cieco, in cui egli raffgura proprio un uomo di età avanzata con i vestiti stracciati e con i capelli bianchi, intento a suonare una chitarra che però mantiene il colore tipico dello strumento musicale.

Il vecchio chitarrista cieco di Picasso: analisi
Vecchio chitarrista cieco (1903) di Pablo Picasso, The Art Institute di Chicago.

Il soggetto sembra essere un mendicante seduto per terra in un angolo di una strada, triste e rassegnato con il capo chino, perso nella melodia. Picasso dipinge gli occhi quasi chiusi, di quella caratteristica struttura tipica delle persone non vedenti.

I visitatori che osservano l’opera presso l’Art Institute di Chicago fungono inconsapevolmente da passanti, come chi cammina lungo la via in cui il menestrello si trova accovacciato. Tale concezione fu sicuramente voluta dal maestro spagnolo, che ha immerso la gente reale che passeggia nel museo americano nel dipinto.

E così noi camminiamo indifferenti, mentre il pover uomo affoga la propria tristezza nell’indifferenza comune, senza che nessuno gli chieda di cosa ha bisogno.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LORENZO LOTTO: UN ANGELO BIRICCHINO ED INSOLENTE NELL’ARTE (VENERE E CUPIDO)

“Solo, senza fidel governo et molto inquieto nella mente”

Così si definì Lorenzo Lotto nel suo testamento. Parole significative a suggello di un’esistenza trascorsa spesso solo, irrequieto ed isolato. Era nato a Venezia dove si era formato pittore. Tuttavia, era stato troppo difficile per lui restare in città tanto si sentiva schiacciato dal peso della fama di Tiziano e dei suoi contemporanei che, in quegli anni, davano lustro alla pittura veneziana.

Era troppo inquieto Lotto e con una mente perennemente in subbuglio per restare fermo in uno stesso posto. Animato da una fede profonda e travagliata, amava l’esoterismo ed, in particolare, i simboli di cui era solito arricchire le sue opere sacre e profane. La sua difficoltà ad integrarsi lo costrinse ad una vita errabonda e ad operare fuori dai grandi centri urbani come Bergamo, Treviso e, soprattutto, le Marche condannandolo ad una carriera marginale e dimessa fino alla fine.

Venere e Cupido (Lotto) - Wikipedia
Venere e Cupido (1530 circa), Lorenzo Lotto. Metropolitan Museum of Art , New York (U.S.A.)

Venere e Cupido appartiene, probabilmente, al periodo in cui l’artista – alla continua ed affannosa ricerca di commissioni –  rientra a Venezia intorno al 1540. Creato nel 1530 contiene varie simbologie quali: la cornucopia (abbondanza), conchiglia e petali di rosa (che rimandano a Venere ma anche alla femminilità); l’edera (eternità), la ghirlanda di mirto (matrimonio). Di sicuro, è uno dei rari quadri a soggetto mitologico del quale sono ignote le circostanze della committenza. Alla sua indubbia qualità, fa riscontro una complessità dell’iconografia. La dea, cosparsa di petali di rosa che simboleggiano l’amore, regge una corona di mirto attraverso il quale un Cupido impertinente urina. Potrebbe trattarsi di un augurio di felicità e fecondità oppure, Lotto, potrebbe aver voluto rappresentare Venere (la donna) come il punto focale in cui si realizza l’opus del Cupido alato e felice in quanto Eros.

Il significato del mirto nei dipinti, pianta Sacra a Venere | RestaurArs
Dettaglio di Cupido.

Cupido ha con sé una faretra che sbuca sul fianco del dio richiamando, in modo esplicito, il membro maschile. Mostra un sorriso compiaciuto nell’atto della minzione, forse, nel dare alla donna il piacere erotico. Un’immagine che potrebbe rimandare alla complicità e al desiderio di voler condividere con la propria partner le gioie dispettose e trasgressive tipiche della passione umana.

Infine, l’autore sembra voler aggiungere un altro chiaro riferimento alla riproduzione. Sceglie di apporre ad un dipinto mitologico che mira a rappresentare la gioia tre simboli cristiani: il serpente (il male), il bastone (visto dai più come il matrimonio della Vergine Maria) e l’incenso (tra i doni portati dai Re Magi a Gesù) a conferma del fatto che, Lorenzo Lotto, resta il pittore più trasgressivo del Cinquecento che anticipa quell’audacia che ritroveremo in Caravaggio.

Alessia Amato per L’isola di Omero

JAGO: IL PROTOTIPO DELLO SCULTORE MODERNO

C’è chi pensa che la scultura sia una forma artistica obsoleta? Beh, chi è di questa opinione dovrà ricredersi, una volta dopo aver osservato le performance di Jago.

È proprio questo il nome d’arte del giovane scultore italiano nato a Frosinone il 18 aprile 1987

Egli può essere definito uno scultore moderno, perchè come molti altri ha cavalcato la nascita dei social media, promuovendo le sue opere e molto spesso riprendendosi nei momenti realizzativi delle sue opere.

Nel web si possono trovare facilmente, infatti, delle riprese in cui gli appassionati e non solo possono ammirare ancora più da vicino l’estro esecutivo di Jago, che ha il merito di aver portato la scultura ad un livello successivo.

Il busto di Papa Benedetto XVI “messo a nudo” e venduto in quote | by Feral  Horses | Feral Horses | Blog | Medium
Scultura di Benedetto XVI (2012), Jago .

Iscritto all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, abbandonata prima di ultimare gli studi, nel 2011 a soli 24 anni viene selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Italia – Roma – Palazzo Venezia).

L’anno successivo, Il 21 novembre 2012, riceve dal papa la Medaglia del Pontificato, dopo aver eseguito un busto in marmo raffigurante papa Benedetto XVI coperto dalla veste pontificia. Per la realizzazione si ispirò al ritratto di papa Pio XI di Adolfo Wildt.

Adolfo Wildt, Pio XI
Raffigurazione Pio XI (1926) di Adolfo Wildt.

A seguito delle dimissioni del papa, Jago modificò il busto originale, rappresentando il pontefice emerito a torso nudo e intitolando la scultura Habemus Hominem (”Abbiamo uomo” tradotto alla lettera), come simbolo della rappresentante di Dio tornato a essere uomo.

Nel 2019 a New York Jago ha completato il Figlio Velato, scolpendo un blocco di marmo Danby del Vermont. L’opera, chiaramente ispirata al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, rappresenta un bambino disteso coperto da un velo. Il 21 dicembre dello stesso anno la scultura è stata collocata presso la Cappella dei Bianchi della chiesa di San Severo fuori le mura, nel rione Sanità di Napoli.

Jago, scolpire il marmo in diretta su Facebook: l'arte per tutti del 31enne  ciociaro - Il Fatto Quotidiano
Figlio Velato (2019), Jago. Cappella dei Bianchi della chiesa di San Severo fuori le mura, nel rione Sanità di Napoli

Il lavoro poteva essere esposto in ogni galleria di Parigi, Londra o di qualsiasi altro luogo prestigioso; ma, invece, Jago ha espresso più volte la gioia nel posizionare il suo capolavoro nella bellissima città partenopea ed in un quartiere che, a suo modo di vedere, ha bisogno di cose belle da vedere per poter risorgere dalle problematiche sociali a cui è legato. Da qui si evince l’importante carattere sociale assunto dall’azione artistica dello scultore, che ha infiammato piacevolmente il cuore degli abitanti napoletani.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

TI MERITI UN AMORE: LA SPLENDIDA POESIA DI FRIDA KAHLO PER LE DONNE

Ti meriti un amore
(Frida Kahlo)


Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,


con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,


con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,


in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.


Ti meriti un amore che voglia ballare con te,

che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi


e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.


Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,


che ti appoggi quando fai il ridicolo,


che rispetti il tuo essere libera,


che ti accompagni nel tuo volo,


che non abbia paura di cadere.


Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,


che ti porti l’illusione,


il caffè


e la poesia.

⬇️ COMMENTO:

Telefono Rosa | Frida Kahlo
Frida Kahlo, all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón (Coyoacán, 6 luglio 1907 – Coyoacán, 13 luglio 1954). Pittrice messicana.

Frida in questa poesia volge uno sguardo alle donne, proponendo dei versi che risuonano un pò come un un inno al genere femminile. Un genere che spesso, ancora oggi, deve lottare contro soprusi e pregiudizi.

Quelle donne che per gli uomini devono essere perfette, piacenti e mai spettinate, a differenza di quanto richiesto a loro.

La pittrice, che s’improvvisa benissimo poetessa, urla tutta la voglia di essere amata incondizionatamente, in quanto essere umano, in quanto Donna, ma non solo.

Frida vuole sognare, vuole volare sopra i tetti e sulla gente; lei chiede e poi chiede ancora un amore puro. Ma non lo fa solo per se; si fa portavoce di chi non ha la sua stessa dialettica, il suo pensiero, il suo genio.

L’artista auspica gli amore semplici, ma allo stesso tempo quelli folli. Descrive la passione, il coinvolgimento e il coraggio dello stare insieme.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I SOGNI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: LA RACCOLTA AL MUSEUM OF LONDON

Guardians of Sleep, che in italiano sta per Guardiani del sogno, è probabilmente l’iniziativa artistica più importante del mese di febbraio 2021.

Molte delle persone che ne avevano sentito parlare hanno contattato gli organizzatori entro il mese di gennaio, e sono state invitate a parlare in video-conferenza dei sogni da loro svolti al tempo del CORONAVIRUS; sicuramente un periodo storico non comune.

Tutte le conversazioni sono state e saranno registrate con autorizzazione degli intervistati, ed entreranno a far parte della collezione permanente del Museum of London. L’iniziativa è portata avanti dal museo londinese in concomitanza con il Museum of Dreams della Western University in Canada.

Museum Of London Is Moving - Here's What We Know So Far | Londonist
L’interno de Museum of London.

Il progetto documenta l’impatto della pandemia negli abitanti della capitale britannica, la cui vita è cambiata “non solo nel quotidiano” ma anche “in relazione al modo in cui dormiamo e sogniamo” fa sapere il Museum of London in una nota.

“Raccontare i sogni dei londinesi con le loro stesse parole non solo ci consentirà di documentare un’esperienza condivisa della pandemia ma ci permetterà anche di estendere la definizione di “oggetto da museo”.

Sarà facile immaginare che probabilmente le registrazioni verranno usate come materiale audio-visivo in una esposizione apposita.

Insomma, in ogni ambito, questo Covid non ci lascia davvero in pace!

Vi terremo aggiornati sull’andamento del progetto.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA PROFONDA VOLUTTUOSITÀ DE LA BAGNANTE DI VALCINÇON

La bagnante di Valpinçon, nota anche come La grande bagnante, fu realizzata da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel 1808 ed è probabilmente fra i dipinti più noti del pittore. L’opera venne ideata ed eseguita dal pittore durante il suo soggiorno a Roma presso l’accademia di Francia, e infatti sono evidenti le influenze dei pittori del Rinascimento italiano, soprattutto di Raffaello, dal quale adottò le linee eleganti e armoniose.

Possiamo notare al centro della tela una donna completamente nuda con il volto celato che siede di spalle sul bordo di un letto; indossa una specie di turbante in testa che le raccoglie i capelli scuri. Eliminato qualsiasi elemento decorativo, diventa vera protagonista dell’opera la schiena nuda della bagnante, collocata in uno spazio pittorico essenziale. La bagnante di Valpinçon divise la critica che, analizzando il corpo della giovane donna rappresentata, vi trovò numerosi difetti anatomici, ma nonostante ciò, queste imperfezioni erano funzionali alla creazione di un’immagine di perfetta bellezza.

La bagnante di Valpinçon, Jean-Auguste-Dominique Ingres > Artesplorando
La bagnante di Valpinçon (1808), Jean-Auguste-Dominique Ingres. Museo del Louvre.

Charles Baudelaire addirittura descrisse La bagnante di Valpinçon parlando di “profonda voluttuosità”, anche se per molti versi si presenta principalmente casta. Questa contraddizione è evidente in molti elementi dell’opera: la curva del collo, i contorni della schiena e le gambe sono accentuati dalla tenda verde, dal telo bianco che fa da sfondo di fronte alla donna e dalle pieghe delle lenzuola.

Come nelle altre opere dell’artista anche nel La Bagnante di Valpinçon, Ingres persegue l’idea di una pittura elegante e armoniosa. L’audacia della scelta di raffigurare un unico nudo femminile di spalle sta a indicare come la donna raffigurata non abbia bisogno di ricambiare lo sguardo del pubblico, ma si compiace soltanto nel sentirsi osservata e ammirata.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LE INCISIONI RUPESTRI DI TWYFELFONTEIN IN NAMIBIA: I TESORI NASCOSTI DELL’AFRICA

Siate sinceri. Quanto conoscete i tesori dell’Africa?

Oggi vi proponiamo una piccola chicca, che chissà magari potrebbe aiutarvi nelle prossime scelte di viaggio.

Ci troviamo in Namibia. Un Paese dell’Africa sud occidentale che a ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico Meridionale; a nord è confinante con l’Angola, ad est con il Botswana, e dal versante meridionale con il Sud Africa.

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Mappa della zona.

A circa 430 Km da Windhoek, la capitale namibiana, si trova la valle di Twyfelfontein. Si tratta di un luogo magico, dove regnano la pace, l’isolamento, e il rosso calcareo caratteristico delle rocce della zona.

Per la bellezza del luogo e l’importanza che rivese nel Paese africano, il sito è stato dichiarato monumento nazionale nel 1952 e conseiderato Patrimonio Unesco dal 2007.

Il più bello della Namibia - Recensioni su Twyfelfontein Country Lodge,  Damaraland - Tripadvisor
Scorcio della valle, che presenta anche strutture turisiche.

Infatti la valle è nota per gli oltre 2000 dipinti rupestri e graffiti dell’età della pietra presenti sulle rocce di arenaria. I cacciatori hanno lasciato le loro tracce nei disegni e nelle incisioni sulle pietre che ogni viaggiatore può scoprire ad occhio nudo. 

Giraffe, rinoceronti e leoni sono solo alcune delle rappresentazioni raffigurate sulle rocce Ci sono anche impronte umane, come se quelle pietre fossero lavagne, su cui prepararsi, prima di andare a caccia.

Twyfelfontein Cave Acqueforti
Le incisioni di Twyfelfontein.

Molte di queste immagini mostrano animali con tratti umani: la spiegazione sta nel fatto che molte di questi figure rimandano allo stato di trance degli sciamani.

Insomma, dove non ti aspetti (per noi europei) trovi delle meraviglie assolute che andrebbero conosciute e diffuse, sintomo di una cultura africana che ha delle radici profondissime.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA RONDA DEI CARCERATI: LA DISPERAZIONE DI VAN GOGH IN UNA NOTTE

Un artista rinchiuso in un manicomio non può che trovarvi ispirazione per poi dar vita ad un’opera d’arte. Soprattutto quando questo artista è Vincent Van Gogh, uno dei più importanti e famosi esponenti dell’impressionismo.

Siamo a Saint Rémy in Provenza, la notte tra il 10 e l’11 febbraio del 1890; Van Gogh afferra un pennello e si lascia andare imprimendo sulla tela tonalità cupe, che si intonano perfettamente con il posto in cui egli si trova. Del resto qui l’anno precedente aveva già realizzato la Notte Stellata, altro capolavoro di pregevole fattura.

La nuova realizzazione prenderà il nome de La ronda dei carcerati: un numero consistente di persone formano un cerchio; sono i detenuti dell’istituto per disturbati mentali, in cui anche lui è rinchiuso.

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La ronda dei carcerati (1890) di Vincent Van Gogh, Museo Puškin di Mosca.

Del resto lì le persone non sono viste come pazienti, ma come soggetti da tenere lontani dalla collettività. Nel 1890 ci troviamo in un tempo in cui i cosidetti pazzi erano considerati quasi una sciagura, dei malati irrecuperabili che andavano rinchiusi.

In effetti l’impressione che si ha a prima vista è quella che l’autore abbia voluto raffigurare un carcere, con dei detenuti che bazzicano nel cortile durante l’ora d’aria. Da qui probabilmente dervia il nome del dipinto.

Uno dei carcerati rivolge il suo sguardo all’osservatore; l’autore vuole che si noti questo personaggio, e infatti lo ritrae con i capelli biondi, mentre gli altri hanno il berretto. Sembra disperato in quanto le sue braccia cadono inerti lungo i fianchi, a differenza degli altri detenuti che le hanno poste nelle tasche o dietro la schiena.

Particolare del soggetto.

Molto probabilmente quel personaggio è Van Gogh! Lui si differenzia dalla massa, capisce di essere come gli altri ma è costretto a ruotare insieme a loro, mentre un agente del manicomio e due signori vesiti in maniera borghese parlano con molta probabilità dei detenuti.

C’è un particolare però che in molti sottovalutato o che non notano nel dipinto. In alto vi sono due piccole farfalle che volano in alto, e che simboleggiano la speranza nel futuro e nel poter volare via da una condizione non adatta.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Particolare delle farfalle.