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Il sorriso nell’arte tra sensualità ed erotismo. Come interpretare il volto delle opere

Il sorriso è un elemento importante nella fisionomia delle persone e nel godimento della vita in generale. Descrive la gente in un modo unico: pensiamo al ritratto di Alessandro Manzoni realizzato da Francesco Hayez, opera che ha fatto la storia.

Potremmo mai immaginare un Manzoni differente? Non sappiamo se lo scrittore fosse realmente così, ma per noi quell’immagine equivale al vero in quanto è sin dai libri di scuola che l’ammiriamo. Dunque abbiamo sempre avuto l’impressione che l’autore dei Promessi sposi fosse dotato di uno sguardo perso, un colorito spento e pensieroso; incuranti del fatto che i ritratti riproducono un singolo momento e non una vita.

Ritratto di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez - ADO Analisi dell'opera
Ritratto di Alessandro Manzoni (1874), Francesco Hayez. Pinacoteca di Brera.

Le opere sono influenzate dal sentimento che vuole trasmettere l’artista; e di conseguenza esse condizionano le espressioni dei visitatori di una mostra o di un museo. Se notiamo un viso dal volto triste automaticamente esso ci comunica una sensazione di vuoto; più probabile allietarsi alla vista di un bel viso sereno e sorridente.

Ma quando l’espressione non è chiara come si fa ad interpetarla?

Noi ti offriamo una soluzione a questo dilemma. Ti chiediamo solo qualche minuto del tuo prezioso tempo. Buona lettura!

Nell’articolo troverai i seguenti temi:

  • La Gioconda: un’icona grazie al sorriso
  • Caravaggio: i volti dei Bacchini
La Gioconda: storia, descrizione e significato del dipinto di Leonardo |  Studenti.it
Gioconda (1503), Leonardo da Vinci. Museo del Louvre, Parigi.

La Gioconda: un’icona grazie al sorriso

Non si può non citare l’espressione più studiata nella storia dell’arte: la Gioconda di Leonardo da Vinci; che non esprime un vero e proprio sorriso ma mostra solo un accenno. Uno studio svolto nel 2019 dall’Università di Friburgo ha però certidicato che quella della Gioconda è un’espressione di felicità.

Proprio il volto ambiguo della Monna Lisa ne ha determinato nei secoli il successo di un’opera diventata icona di tutta la Storia dell’Arte. Del resto il nome associato all’opera si rifà all’espressione del volto della donna: è giocondo chi gode di una soddisfatta serenità e lo dimostra. Attorno alla figura del soggetto rappresentato da Leonardo però vige un alone di mistero.

L’espressione della Gioconda

Una teoria diffusa tra alcuni studiosi esprime che fosse la femminilizzazione dell’autoritratto dell’autore. Leonardo ha vuoluto specchiarsi come fosse una donna? Dunque il cenno di sorriso sul dipinto rispecchia il suo stato d’animo? Sarebbe una possibilità interessante e molto profonda.

Secondo il ricercatore Silvano Vincenti, invece, Lisa Gherardini fu la prima modella di cui l’autore si avvalse per realizzare il dipinto; successivamente però l’avrebbe completato grazie alle forme di Gian Giacomo Caprotti detto Salai. Quest’ultimo era allievo di Leonardo, e secondo il ricercatore tra i due intercorreva un rapporto amoroso che faceva dello studente il giovane amante del maestro. Teoria che però ad oggi non è stata certificata. Ma nel caso vorrebbe dire che da Vinci avrebbe compiuto il volto del capolavoro con un’anelito di sensualità ispirato dall’amore.

Svariate sono le opere che propongono ritratti di personaggi, noti o meno noti, dotate di un sorriso caratteristico; e noi ne abbiamo selezionati alcuni in un post sul nostro porfilo instagram che puoi trovare qui in basso.

Caravaggio: i volti dei Bacchini

In tutti i suoi dipinti Caravaggio ha prestato molta attenzione nel raffigurare l’espressione dei volti; contornandoli di chiaroscuri che donano carnosità ai soggetti. Quello che stupisce è la differenza che si nota tra tutti i Bacchini da lui realizzati. In quello del 1593 (foto in basso), conservato presso Galleria Borghese a Roma, il viso accenna un sorriso amaro. Come se il soggetto fosse stato scoperto nel fare qualcosa che non doveva fare. Sensazione alimentata anche dalla gestualità del resto del corpo.

Espressione del Bacchino Malato di Caravaggio (1593). Conservato presso Galleria Borghese a Roma.

Due anni dopo Caravaggio realizzerà un altro Bacchino (foto in basso), ora conservato presso gli Uffizi di Firenze. Va considerato che rispetto all’opera precedente il Merisi propone come soggetto un Bacchino adolescente; sempre giovane ma forse più maturo del primo, nonostante la linearità del volto. Caravaggio costruisce un collegamento temporale tra le due opere e lo dimostra nell’espressione delle labbra del soggetto; che pare come se già ragionesse da divinità, guardando lo spettatore dall’alto verso il basso.

Espressione del Bacco Adolescente di Caravaggio. Uffizi di Firenze.

In mezzo a questi due volti, l’artista propone un Fanciullo con canestra di frutta (1593-94, foto in basso), con le sembianze di un terzo Bacchino. Volto esausto, che però contraddice il colorito vivido del ragazzo e della frutta che tiene fra le mani. Le labbra sono leggermente aperte, ed è davvero difficile interpretare se sia un’espressione di felicità o meno.

In questo senso vanno analizzati anche gli aspetti esterni come lo sfondo cupo e tetro, che indicherebbe la condizione del giovane in contrasto al resto del mondo (la frutta). Inoltre il dipinto (nella foto in alto) che realizzerà successivamente ci facilita il compito: Caravaggio riproduce con l’espressione del viso e delle labbra un giovinotto stanco e stufo, come suggerisce la credenza di divinità pagane annoiate dalla loro condizione di onnipotenza.

Fanciullo con canestro di frutta - Wikipedia
Fanciullo con canestra di frutta. Galleria Borghese a Roma.

Quello che abbiamo cercato di comunicare in questo articolo è che le forme del viso e del volto nelle opere d’arte, così come nella vita reale, dipendono dal contesto. Nascondono spesso misteri che rimarranno irrisolti; emozioni, sensazioni e problemi che non possiamo immaginare. Allo stesso modo di quando incontriamo gente di cui non sappiamo le vicende; meglio non semplificare mai e approfondire i sospiri dei volti.

È importante leggere le biografie degli artisti, degli scrittori, dei registi. Perchè nessuno è talmente forte da distaccarsi dal proprio contesto, anche quando produce arte.

E tu sei d’accordo con questa analisi? Scrivici nei commenti cosa ne pensi.

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Tre piani: come leggere il libro gratis

Tre piani è il titolo di un libro rinomato in questo periodo a causa della riproduzione cinematografica di Nanni Moretti, presentata al Festival di Cannes 74.

La sceneggiatura originale della storia dunque proviene dal romanzo redatto dallo scrittore israeliano Eshkol Nevo, pubblicato nel 2015.

Noi de L’isola di Omero abbiamo trovato il modo per leggere Tre piani gratuitamente! Dovrai solo concederci qualche minuto del tuo prezioso tempo, per scoprire come fare. Buona lettura!

Ecco di cosa parliamo in questo articolo:

  • Prima il libro o il film?
  • Digitale o cartaceo?
  • Leggerlo: i nostri consigli pratici

Prima il libro o il film?

Quando ci si trova davanti a pellicole tratte da romanzi spesso si preferisce leggere il libro prima di vedere il film; perchè temiamo di trascurare alcuni aspetti della vicenda narrata, che per ragioni artistiche nelle pellicole si perdono inevitabilmente.

Quando leggiamo riusciamo ad arricchirci di più, e forse andando a vedere il film ci piace essere un po’ masochisti; essendo coscenti che al 99% rimarremo delusi perchè il film non rispetta la storia del libro.

Altre volte accade il contrario: ci appassioniamo ad un film che abbiamo visto e vogliamo approfondire, andando a ripescare il libro da cui il regista ha tratto spunto.

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Eshkol Nevo, autore del romanzo. Nato a Gerusalemme il 28 Febbraio 1971. (Foto presa da Wikipedia).

Il nostro pensiero è che la lettura fa sempre bene in ogni momento. Anche conoscendo già la storia è meglio non perdere l’occasione di soffermarsi sulle sfumature: il modo in cui un’opera o un contenuto culturale viene presentato fa moltissimo! Basta prendere come esempio il Pinocchio (2019) di Matteo Garrone, che ha riprodotto per l’ennesima volta il racconto più conosciuto in Italia sin da quando siamo bambini, ma in modo originale!

Dunque se hai intenzione di andare al cinema per vedere il lavoro di Nanni Moretti, o lo hai già fatto e ti è piaciuto, il nostro articolo fa al caso tuo!

Leggere in digitale o in cartaceo?

Questione vecchia da anni ormai! Ma effettivamente le opzioni di lettura aumentano mendiante l’utilizzo di alcune app sul proprio smartphone o tablet; per non parlare degli eBook.

Andando in libreria Tre piani dovrà essere acquistato obbligatoriamente; molte volte sarà necessario ordinarlo e dunque attendere alcuni giorni. Chiariamo una cosa però: nonostante ciò per noi l’odore e la magia che da la carta non si può riprodurre su uno schermo!

L’effetto della cultura dal vivo è sempre diverso, anche se può essere riprodotta in parte sugli schermi a portata di mano; come proviamo a fare noi de L’isola di Omero sui social. Per farti un’idea ti consigliamo di scorrere il nostro profilo Instagram che trovi in basso.

Leggerlo: i nostri consigli pratici

Per leggere Tre piani gratuitamente ti suggeriamo un’applicazione che puoi scaricare facilemente e senza costi sul tuo smartphone o iPhone. Vai sull’App Store o Play Store e cerca Kobo Books nella barra di ricerca. Una volta trovata clicca su OTTIENI e attendi il tempo necessario per ultimare l’operazione.

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Vista dell’app Kobo Books da App Store per iPhone.

Dopodichè accedi all’app pigiando su APRI e non registrarti; il programma ti spiegherà semplicemente che sarà necessario scorrere a destra e sinistra per andare in avanti o indietro con le pagine. Successivamente cerca nella barra di ricerca il titolo del libro che vuoi leggere: in questo caso Tre piani. Ti si aprirà una schermata in cui comparirà la copertina.

Tre piani (2015) di E. Nevo ha ispirato l'omonimo film di Nanni Moretti, presentato presso il Festival di Cannes 74. Noi offriamo la soluzione per leggere il libro gratuitamente.
Copertina libro Tre Piani da Kobo Books.

Attenzione! Tieni presente che i numeri presenti a piè di pagina non si riferiscono al numero totale delle pagine del libro; ma alla sezione specifica di riferimento (prefazione, capitoli ecc.). Ecco fatto! Adesso sarai pronto/a per addentrarti nella vicenda del romanzo. Buona lettura!

Il nostro consiglio ti è stato utile? Cosa pensi del libro? Faccelo sapere nei commenti e seguici se ti interessano contenuti simili.

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OBEY FIDELITY a OSTUNI: 4 cose da sapere sulla mostra

Se vi trovate in Puglia o volete trascorrere un periodo di vacanza in questa splendida regione, sappiate che a Ostuni fino all’ 1 Novembre 2021 si tiene la mostra Obey Fidelity – The Art of Shepard Fairey. L’evento va di scena presso il Museo Diocesano, proprio accanto alla splendida Concattedrale nel cuore del centro storico.

Noi de L’isola di Omero ci siamo stati. Ecco le 4 cose da sapere sulla mostra:

  • Chi è Obey?
  • Le polemiche sul caso HOPE
  • Le nostre considerazioni sull’evento
  • Info di accesso alla mostra

1. Chi è Obey?

Obey è il nome d’arte di Shepard Fairey, uno tra i più grandi illustratori e artisti di strada al mondo. Noto al grande pubblico per aver creato l’omonimo marchio d’abbigliamento, e per una menzione speciale ricevuta dall’ex Presidente americano Barack Obama.

Obey è da tempo un marchio importante nel campo Urban Clothing

Come constatato nella mostra, Shepard Fairey predilige i temi politici e sociali; pur non essendo afroamericano, nel corso della sua carriera si è interessato alla storia dei neri d’America e alla difesa dei diritti fondamentali. Le sue opere sono foto e serigrafie nate come denuncia agli abusi di potere da parte dei potenti, alle ingiustizie, e alle contraddizioni della società.

Shepard Fairey - Wikipedia
Shepard Fairey, in arte OBEY (nato a Charleston U.S.A. il 15 febbraio 1970).

Come detto, l’artista ha ricevuto un ringraziamento da parte di Obama quando nel 2008 contribuì alla sua campagna elettorale realizzando l’opera HOPE (”speranza”); un manifesto politico che puoi vedere cliccando in basso sul post presente nel nostro profilo Instagram.

Vedi le foto che abbiamo scattato alla mostra, condivise sul nostro profilo Instagram.

Il poster HOPE non fu commissionato da Obama, ma venne realizzato spontaneamente da Obey; testimonia la speranza dell’artista a che il senatore democratico potesse diventare Presidente, come poi avvenuto realmente.

Il lavoro consiste in una foto del futuro leader modificata nelle tonalità. L’autore riprende i colori della bandiera statunitense riproducendoli in modo sbiadito; come a voler sottolineare che l’America dovesse risorgere da anni di buio. Il bianco non è puro ma è quasi ”giallo sporco”, il rosso è intenso ma somiglia più al bordeaux che ad altro; in fine il blu è scuro tanto da diventare quasi grigio tendente al nero.

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Foto della riproduzione del poster HOPE di Obey (Foto scattata dagli amministratori de L’isola di Omero. Tutti i diritti riservati).

2. Le polemiche sul caso HOPE

L’artista fu accusato di aver violato il copyright sull’immagine di Obama, avendola presa su internet da una foto scattata da un fotografo; in effetti le accuse erano vere, ed il futuro Presidente era stato immortalato mentre era ad una convention accanto a George Clooney. La segnalazione arrivò dall’agenzia Associated Press, che in seguito ad una causa legale vinse il risarcimento. Gli inquirenti certificarono l’accaduto sequestrando gli hard disk di Obey.

3. Le nostre considerazioni sull’evento

Puglia Walking Art, organizzatrice della mostra, rende omaggio ad un artista di livello internazionale. Per farsi un’idea basta pensare che Obey con l’opera HOPE realizzò la seconda immagine più iconica d’America dopo quella dello Zio Sam!

Apprezzabilissima dunque la scelta di portare ad Ostuni i lavori di un grafico così originale; una raccolta completa che mostra tutta l’anima dell’autore e la sua carriera. Un grande pannello nella mostra chiarisce le vicende significative della carriera dell’artista; così anche chi non conosce Obey potrà esser informato e ammirare a pieno le installazioni.

Tra le note da evidenziare c’è sicuramente la composizione dello spazio: l’evento è stato organizzato in un’unica stanza, e dunque le opere rischiano di perdere d’effetto essendo posizionate troppo vicine l’una con l’altra; per quanto molte di esse siano collegate tra loro facendo parte delle stesse serie di serigrafie. Probabilmente un gioco di luci o l’ausilio di supporti audiovisivi avrebbe donato maggiore unicità all’esposizione.

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I corridoi della mostra. (Foto scattata dagli amministratori de L’isola di Omero. Tutti i diritti riservati).

4. Info di accesso alla mostra

Per entrare alla mostra è necessario mostrare il Green Pass all’ingresso; sia in formato cartaceo che digitale. Sarà così possibile anche la visita al piano terra dei tesori del museo Diocesano, contente quadri e oggetti di alto valore sacrale un tempo di proprietà dei Vescovi della città.

Il costo del biglietto intero è di 10 euro, mentre il prezzo ridotto è 8 euro per over 65, accompagnatori di diversamente abili, giornalisti, e studenti fino a 18 anni. Gratuito per guide turistiche, disabili, docenti accompagnatori, e bambini fino a 5 anni.

Pagando 15 euro sarà possibile assistere anche alla mostra Modigliani Experience presso il vicino comune di Mesagne (Br).

Questo articolo ti è stato utile? Faccelo sapere nei commenti! Grazie per l’attenzione.

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Cristoforo Colombo: l’uomo del nuovo mondo. Ma ora viene criticato

Cristoforo Colombo nasce nel 1451, ma non ci sono documenti che certificano con chiarezza il suo luogo di origine. Secondo i genovesi è nato a Genova, secondo i portoghesi in Portogallo, secondo i greci in Grecia. Sappiamo con certezza, però, che suo padre era un tessitore che esercitava la propria attività nella città ligure.

Cosa troverai nell’articolo?

  • La vita di Colombo: tra mito e difficoltà
  • Il pensiero su Colombo oggi
  • Il nostro pensiero

Buona lettura!

La vita di Colombo: tra mito e difficoltà

Così Cristoforo segue la professione paterna e comincia a viaggiare per mare al servizio di varie compagnie commerciali. Va a vivere in Portogallo, lì si sposa e diventa padre. Elabora il primo progetto per raggiungere le Indie navigando verso Occidente; il Re di Portogallo però non gli finanzia la spedizione. Colombo allora si trasferisce in Spagna, dove i sovrani Ferdinando e Isabella lo appoggiano.

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Ritratto di Cristoforo Colombo.

Il 3 agosto 1492 salpa dal porto di Palos con 120 uomini e una flotta di tre navi: la Nina, la Pinta e la Santa Maria. A Ottobre sbarca in quelle che oggi si chiamano Bahamas e scopre un arcipelago che ribattezza San Salvador. Poi è la volta di Cuba e Haiti. A Marzo ritorna fieramente a Palos, anche se pensa solo erroneamente di aver toccato un nuovo continente. Infatti chiamerà quelle terre da lui scoperte ”Indie Occidentali” e i suoi abitanti indiani.

Negli anni seguenti organizza altre tre spedizioni. Intorno alle sue vicende, però, inizia a spegnarsi l’entusiasmo: durante la seconda presso le Antille scoppiano delle ribellioni e Colombo viene addirittura arrestato da un inviato del Re.

In Spagna, dopo la morte della sua protettrice, la regina Isabella, Colombo trova un ambiente ostile. I suoi viaggi sembrano non interessare a nessuno. Muore un po’ triste e dimenticato a cinquantasei anni.

Il pensiero su Colombo oggi

Columbus Day 2019 a New York: quando si festeggia, eventi e storia
Parata Columbus Day di New York nel 2019.

Il 12 ottobre è la data in cui si celebra la scoperta dell’America, meglio nota come Columbus Day. Parate e sflilate ricordano il navigatore da cui ebbe effettivamente inizio la civiltà occidentale nel continente americano. In particolare è vissuta come una festa italo-americana, che gli statunitensi di ogirine italiana sentono loro, rivendicando la vicinanza con il grande navigatore.

Dopo la morte ingiusta dell’afroamericano George Floyd nel 2020 a causa di un poliziotto di origine caucasica, però, si sono intensificate alcune proteste che andavano avanti da anni. I moti contro il razzismo verso le minoranze etniche negli Stati Uniti, cultimati con l’azione del gruppo Black Lives Matter, hanno portato all’abbattimento di molte statue di personaggi controversi per lo schiavismo.

George Floyd, statua di Cristoforo Colombo abbattuta a St Paul in  Minnesota. FOTO
Manifestanti che fanno cadere una statua di Colombo a St. Paul in Minnesota (U.S.A.)

Tra queste vi è quella di Colombo, a cui purtroppo sono contestate azioni come la tratta degli schiavi. I cittadini di origine nativa americana hanno contribuito alle proteste tanto da ottenere nel 2021 l’istituzione della Giornata Nazionale della cultura dei nativi americani (Native American National Heritage Day). Il riconoscimento è arrivato da parte del Presidente Joe Biden, che ha istituito la ricorrenza sempre per il 12 ottobre, proprio come il Columbus Day.

Il nostro pensiero

Questa concomitanza faciliterà la condivisione e il confronto fra idee o ne aumenterà i conflitti? È una domanda naturale da porsi; visto che da un lato ci sono persone che giustamente rivendicano una rivalutazione storica, che si discosti da alcune prospettive razziste; dall’altro c’è il diritto di una folta parte di pensiero che si rifà al conservatorismo dei valori culturali secondo cui si è fondato il Paese.

La questione però va oltre i confini statunitensi e interessa tutte le altre culture. La parità totale è raggiungibile? Le minoranze devono vivere all’ombra? Per quest’ultima domanda la risposta è sicuramente no!

Certo è che diventa complicato adattare un’intera maggioranza ad una minoranza! Si rischia di creare più tensioni di quante già ce ne siano. Ottima idea quella di dar vita ad una giornata che faccia ritrovare i nativi americani nei loro valori; forse sarebbe stato più opportuno dargli spazio in un’altra data per garantire a tutti la possibilità di omaggiare la propria cultura di riferimento nel modo appropriato.

E tu cosa ne pensi? Questo articolo ti è stato utile? Faccelo sapere nei commenti.

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Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



TRA MITOLOGIA E MODERNITA’: VENERE E MARTE DI SANDRO BOTTICELLI

A cura di Alessia Amato

Venere e Marte è un dipinto di Sandro Botticelli databile tra il 1482-1483 ed attualmente conservato presso la National Gallery di Londra.

In genere, l’opera viene collocata cronologicamente dopo il ritorno del pittore dal soggiorno a Roma; durante la permanenza in città egli ebbe modo di studiare i sarcofaghi antichi della città eterna. Essa viene, inoltre, accostata ad altri grandi dipinti della serie mitologica commissionata dai Medici: la Primavera, la Nascita di Venere e la Pallade ed il centauro.

I protagonisti del dipinto sono distesi su di un prato circondati da siepi di mirto ed alloro mentre, in lontananza, il paesaggio è racchiuso da una catena montuosa. Venere indossa una leggiadra veste bianca che rimanda alla mitologia senza rinunciare agli ornamenti di moda nella Firenze del tempo, come il bordo dorato della tunica o le bionde trecce incrociate sul seno e decorate di perle. Sdraiata su di un cuscino rosso osserva, consapevole e tranquilla, Marte dormiente nudo di fronte a lei. Intorno a loro dei piccoli fauni giocano allegri con le armi del dio.

I satiri

I satiri sembrano tormentare Marte disturbando il suo sonno mentre ignorano del tutto Venere, sempre vigile e cosciente: il primo, a sinistra, indossa un elmo che gli copre interamente la testa; il secondo, al centro, ruba la lancia della divinità guardandosi le spalle furtivo seguito da un terzo che sta per suonare un corno di conchiglia nell’orecchio di Marte per svegliarlo; un quarto fa capolino da sotto la corazza sulla quale l’altro è adagiato.

Arte e segreti

I committenti dell’opera, presumibilmente, furono i Vespucci. Per risolvere l’enigma è bastato un piccolo dettaglio: le vespe che sciamano intorno al tronco spezzato dell’albero in alto a destra richiamano appunto al loro cognome.

Ma qual è il significato dell’opera?

Il suo significato resta oscuro ma, sicuramente, fa riferimento alle tematiche filosofiche dell’Accademia neoplatonica. In particolare, l’attenzione si concentrerebbe su uno degli ideali centrali del pensiero neoplatonico – l’armonia dei contrari – rappresentata dal dualismo Venere – Marte. Una fonte di ispirazione del pittore potrebbe essere stato, infatti, il Symposium di Ficino in cui sosteneva la superiorità della figura femminile – la dea Venere – simbolo dell’amore e della concordia in opposizione al dio Marte, rappresentazione della guerra e della discordia.

Secondo altri studiosi, invece, la tela riprenderebbe un passo dello scrittore greco Luciano di Samosata nel quale viene descritto un celebre dipinto raffigurante le nozze di Alessandro e Rossane per celebrare, allegoricamente, il matrimonio di un membro della famiglia Vespucci: un augurio nei confronti dei novelli sposi.

Un altro particolare, infine, merita la nostra attenzione: il piccolo satiro seminascosto dal corpo imponente di Marte stringe tra le mani uno strano frutto. La sua presenza non sembrerebbe casuale: da alcuni è identificato con la datura o stramonio, pianta rinomata per il potere afrodisiaco ed allucinogeno e ribattezzata nel tempo come “erba delle streghe”. Per altri, si tratterebbe del “cocomero asinino” noto per lo sgradevole odore ed utilizzato come banale purgante. Ma, allora, perché mostrarcelo con sguardo malizioso? Forse, potrebbe trattarsi di uno scherzo che ben si accorderebbe con il carattere gioviale e burlone del Botticelli, uno tra i pittori più affascinanti del Rinascimento italiano.

L’influenza del Pollaiolo

Il disegno è armonico e la linea di contorno, così precisa, definisce le anatomie dei personaggi nel pieno rispetto dello stile appreso in gioventù dall’esempio di Antonio del Pollaiolo, che influenzò molto il giovane artista. Tuttavia, a differenza del maestro, il Botticelli sfruttò la linea di contorno come mezzo per esprimere valori anche interiori dei personaggi. I colori tersi e contrastanti mirano ad accentuare la plasticità delle figure e l’espressionismo della scena. Grande è l’attenzione rivolta ai gesti e alla torsione delle figure che assumono centralità nella storia.

Viaggiare all’esterno nell’autunno 2021: cosa c’è da sapere?

Hai voglia di tornare a visitare le capitali europee o di viaggiare in giro per il mondo? L’ultimo anno e mezzo è stato difficile a causa del Covid! In questo articolo ti forniamo le informazioni principali per tornare a dar sfogo alla tua passione: i viaggi!

Ti stai domandando quali documenti servano per fare accesso in un Paese o per rientrare in Italia? Conoscere le restrizioni Covid è essenziale prima di scegliere una determinata destinazione.

Nell’articolo tratteremo i seguenti punti:

  • Destinazioni europee
  • Destinazioni extra-europee

Chiediamo solo pochi minuti del tuo prezioso tempo. Buona lettura!

A giorni sono attese nuove misure che regoleranno i viaggi dall’Italia all’esterno e viceversa. Quelle prese dal Governo, infatti, interessano il periodo dal 31 luglio al 25 ottobre 2021.

Come dall’inizio della pandemia, la Farnesina ha suddiviso i Paesi del mondo in vari gruppi; questi possono precludere o meno delle restrizioni, in base al grado di diffusione del virus su quei determinati territori. Attualmente non sembrerebbero essere in programma delle modifiche sostanziali per i prossimi mesi.

DESTINAZIONI EUROPEE:

Il gruppo A include Città del Vaticano e San Marino, verso cui in sostanza non ci sono restrizioni ed è come ritrovarsi in Italia. Il gruppo B, invece, al momento è vuoto; può ospitare quei Paesi del gruppo C verso cui le limitazioni di ingresso e di rientro potrebbero ulteriormente affievolirsi.

Il gruppo C contiene tutti i paesi dell’Unione Europea più Andorra, l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera, il Principato di Monaco, e Israele. Da/Per questi luoghi gli spostamenti non prevedono particolari restrizioni (fatte salve eventuali limitazioni regionali) e motivazioni d’ingresso; Per il rientro in italia è essenziale compilare un formulario online di localizzazione da mostrare allo sbarco dall’aereo o dalla nave; e soprattutto la certificazione verde o Green Pass.

DESTINAZIONI EXTRA-EUROPEE

Per i Paesi del gruppo D, la situazione generale è pressochè uguale a quella dell’elenco precedente. Ma è possibile che alcuni Stati pongano barriere nelle procedure di entrata. Dunque è consigliabile recarsi sul sito ViaggiareSicuri e scrivere nella barra di ricerca il nome del luogo in cui ci si vuole spostare, per capire cosa serva per compiere il viaggio.

I detti Stati sono:

Albania, Arabia Saudita, Armenia, Australia, Azerbaigian, Bosnia ed Erzegovina, Brunei, Canada, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Giordania, Libano, Kosovo, Moldavia, Montenegro, Nuova Zelanda, Qatar, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (compresi Gibilterra, Isola di Man, Isole del Canale, basi britanniche nell’isola di Cipro), Repubblica di Corea, Repubblica di Macedonia del Nord, Serbia, Singapore, Stati Uniti d’America, Ucraina, Taiwan, Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao.

Il gruppo E racchiude lo Sri Lanka, il Bangladesh, il Brasile e l’India. In questi Stati è possibile recarsi per motivi di lavoro, salute, studio, urgenza, e rietro presso domicilio. Per il ritorno in Italia, oltre al Green Pass e al formulario di localizzazione di cui già detto sopra, è essenziale assicurare il proprio isolamento volontario per 10 giorni.

Per questi Stati il Ministero della Salute ha autorizzato in via sperimentale dei corridoi turistici covid free fino al 31 gennaio 2022. Consistono nell’ingresso controllato con alloggio in strutture pre-selezionate dalle Istituzioni Italiane.

In verità questa iniziativa è aperta anche a Paesi dell’elenco precedente (D): Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana, Egitto limitatamente alle zone turistiche di Sharm El Sheikh e Marsa Alam).

Grazie per la lettura. Questo articolo ti è stato utile? Faccelo sapere nei commenti.

Imago Museum di Pescara: Andy Warhol e Mario Shifano in mostra

a cura di Rosa Araneo

Nel cuore di Pescara nasce, in questo turbolento 2021, l’Imago Museum, un polo museale con oltre 1300 mq di spazio espositivo, che vuole contribuire allo sviluppo del territorio dal punto di vista socio – culturale.  Il museo ha sede in uno stabile di architettura razionalista, che si contraddistingue per la linearità di forme e volumi e che, grazie a un importante intervento di restauro e di rifunzionalizzazione, ha ridato splendore agli spazi interni, risalenti al 1936, ridefiniti poi negli attuali ambienti espositivi, disposti su tre livelli. 

Protagonisti della mostra temporanea, prorogata per lo straordinario successo fino al 31 Ottobre 2021, sono i capisaldi dell’arte contemporanea ovvero Andy Warhol e Mario Schifano.

Interno sala 1 della mostra.

Warhol, padre della pop art, con la sua curiosità onnivora ci ha lasciato un corpus di lavori che ha abbracciato ogni mezzo disponibile, contribuendo a determinare il crollo dei confini tra la cultura alta e quella bassa. La sua immensa produzione, capace di dare un nuovo senso all’oggetto industriale, si è intersecata con tutti gli aspetti della cultura pop ed è racchiusa, nell’esposizione presentata a Pescara, in opere originali dai colori brillanti quali serigrafie, stampe, fotografie, disegni, poster, manifesti e copertine di riviste: ben 101 lavori (resi disponibili dalla Rosini Gutman Collection) datati dal 1957 fino alla soglia degli anni Ottanta.

Schifano, personalità emblematica della pop art non solo italiana, affianca Warhol con una serie di opere proprietà della Fondazione Pescararbuzzo, ed è raccontato soprattutto dalla fitta trama di frammenti sottratti dal flusso televisivo e reinterpretati magistralmente. Sono esposte in mostra 301 foto ritoccate con smalti, che costituiscono il nucleo di una altrettanto vasta produzione relativa prevalentemente agli anni ‘80 e ispirata da quella che sarebbe poi diventata la sua “Musa Ausiliaria”. Dall’interesse per la tecnologia e dall’attrazione verso un flusso visivo si assiste ad un’intensa ricerca che testimonia l’impegno civile dell’uomo Schifano negli ultimi anni di esistenza. Il ciclo Matres Matutae ne rappresenta il momento culminante: attraverso 15 tele, 10 carboncini e 2 opere a tecnica mista, l’artista racconta una storia ancestrale, il mito della dea dell’Alba, della maturità, della pienezza della vita e della fecondità, tributando così il suo omaggio alla dimensione femminile e, in un certo senso, optando per un ritorno alle origini che, nella dimensione pittorica, con il suo “classicismo”, non ha mai tradito. Affiancano il ciclo 6 sculture di Matres datate intorno al IV sec. a.C., ispirazione diretta di Schifano, provenienti dal Museo di Capua.

Interno sala 2 della mostra.

Ma all’Imago Museum potrete rimanere affascinati anche dalla collezione permanente, composta da 131 opere, che è divenuta la più importante rassegna d’arte danese presente in Italia. Avviata per recuperare la memoria di diversi artisti operanti intorno al maestro Kristin Zahrtmann, che avevano eletto loro luogo ideale l’Abruzzo, e in particolare il borgo di Civita d’Antino, la raccolta parte dal 1877 con Henrik Olrik per arrivare al 1946. Tutti gli artisti qui presenti cercarono ispirazione dalla vita reale del popolo abruzzese, che apparve loro primitiva e ancestrale, per sperimentare la libertà del dipingere en plain air.

Imago Museum dall’esterno.

In tutto l’Imago Museum si respira un’aria internazionale: dalla struttura, già di per sé un gioiello urbano, alla collezione permanente e alla mostra temporanea che creano un valoroso connubio tra la tradizione artistica scandinava incentrata sull’Abruzzo rurale e la forza creatrice della pop art. 

Info accesso mostra:

Wahrol e Schifano tra  pop art e classicismo

Corso Vittorio Emanuele II, 270 Pescara

Piano C della struttura, necessario Green Pass per accesso

Giorni di apertura: dal martedì alla domanica

Orari: dalle 10.30 alle 13.30 e poi dalle 16.00 alle 20.00

Storie d’estate nell’arte

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a cura di Rosa Araneo

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L’estate è quasi agli sgoccioli, ma i suoi colori sono ancora ben vivi nelle nostre menti ed è stupendo notare come l’atmosfera di questa stagione sia stata catturata da diversi artisti nel corso nel XIX secolo. 

Subito mi viene in mente Scena d’estate di Bazille dove il sole sembra inondare di luce il dipinto,  in cui vediamo un gruppo di ragazzi che si gode una giornata d’estate in riva al fiume Lez.

Scena d’estate (1869), di jean-Frédéric Bazille. Fogg Art Museum dell’università di Harvard

Se ci riferiamo all’estate, non possiamo però non pensare al giallo splendente dei campi di grano, come quelli ritratti da Van Gogh nella campagna provenzale.

Che dire invece di Alphonse Mucha, esponente dell’Art Nouveau, che ci ha deliziato con una serie di quattro opere ispirate alle quattro stagioni, in cui emerge l’eleganza della decorazione e la sensibilità nel ritrarre donne di una bellezza eterea, ma al contempo dotate di sensualità. Indolente, rilassata e provocante è l’estate per Mucha. 

Estare (1896), di Alfons Mucha. Collezione privata.

Cosa c’è di più estivo di un tuffo in piscina? A bigger splash di Hockney ricrea proprio questa atmosfera in una probabile villetta californiana circondata da palme, e poi questo tuffo in piscina con gli schizzi d’acqua che salgono verso il cielo.

Non posso non citare Hopper, i cui dipinti sembrano sempre fotogrammi di un film. Una sola scena che ci fa pensare a un’intera storia che non viene mostrata ma che sappiamo che c’è. Così anche Second story sunlight, con due donne di età diverse, una intenta a leggere, l’altra seduta sulla ringhiera che sembra guardare verso di noi, come se ci avesse scoperti a spiarle. 

Infine, la spensieratezza dell’estate emerge con energia in Due donne che corrono di Picasso, con le protagoniste che sembrano danzare sulla riva della spiaggia, con le tuniche che si muovono al vento e sembrano ricondurci a un universo mitologico. 

“A SANGUE FREDDO”: LA MORTE DI MARAT DI JACQUES-LOUIS DAVID

a cura di Alessia Amato

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Il 13 luglio 1793 viene ucciso Jean-Paul Marat, un medico rivoluzionario amico di Jacques-Louis David. Marat è un personaggio molto noto: è il direttore del giornale “L’amico del popolo”, deputato della Convenzione, Presidente del gruppo dei giacobini e responsabile, insieme a Robespierre, della caduta dei girondini. 

Il delitto scuote l’intera opinione pubblica francese ed, in particolare, David soprattutto per le circostanze particolarmente brutali. Marat, difatti, è stato assassinato da una donna Carlotta Corday che lo ha accoltellato a tradimento mentre era andata da lui per farsi scrivere una lettera. Marat soffriva di una malattia della pelle ed era costretto ad immergersi spesso nella vasca da bagno. Per questo non ha potuto difendersi. Il pittore, appena ricevuta la notizia della morte dell’amico, è stato uno dei primi ad accorrere sulla scena del delitto narrata nei minimi dettagli dai giornali dell’epoca. 

La morte di Marat di Jacques-Luis David: analisi
Morte di Marat, J.L. David (1793, Museo Reale delle Belle Arti del Belgio di Bruxelles).

La morte di Marat dipinta da David è dominata da varie tonalità di colore che, in simbiosi con la luce proveniente forse da una finestra laterale, generano un effetto di maggiore accensione. Predomina il bianco delle lenzuola e dell’asciugamano che ricopre il capo, un verde olivastro e la carnagione chiara. È visibile anche una cassa in legno grezzo con una dedica: «A Marat, David. 1793. L’an Deux» – A Marat, David, 1793, L’anno secondo.

Il calamaio, una penna d’oca, un assegno e una lettera per la Corday (“darete questo assegno a vostra madre”) rappresentano per David reliquie laiche e saranno realmente esposte nel giorno del funerale, organizzato dallo stesso pittore. Il dipinto mostra forti e incontrovertibili fascinazioni caravaggesche – David aveva visto i dipinti di Caravaggio in Italia – focalizzate nella suggestiva illuminazione, fatalmente netta, decisa che evidenzia la dura realtà delle cose e la crudezza terribilmente umana del cadavere.

Lo stesso braccio di Marat non è altro che una citazione quasi letterale del braccio del Cristo nella Deposizione, a sua volta ripreso da un sarcofago che raffigura la morte di Meleagro in cui si vede il braccio pendulo dell’eroe. La penna d’oca nella mano di Marat e il coltello alla sua destra sono due armi, una metaforica e l’altra fattuale come arma del delitto, che mirano a sottolineare la bontà della vittima e la crudeltà della carnefice.

L’opera è fortemente neoclassica, come mostra il dettaglio del viso dello stesso Marat: l’espressione non trasmette la sofferenza, la drammaticità muscolare della morte appena avvenuta, ma sembra quasi cristallizzato in un sorriso, caratteristica identitaria e peculiare delle sculture dell’arte greca.  Questa espressione del viso mostra anche un secondo significato: Marat è morto felice, fiero di se stesso e della missione a cui ha donato la sua vita, una serenità codificata da una pennellata precisa, accademica in ogni suo singolo dettaglio. 

Fin da subito “La morte di Marat” di David attirò intensamente l’attenzione per la raffigurazione del momento narrato e per l’effetto generato agli occhi dello spettatore, che, pur ignorando la storia, è capace di immedesimarsi nel pieno dell’opera d’arte, immaginando il dolore e la sofferenza del protagonista per l’atroce destino subito.

La popolarità del dipinto affascinò non solo la gente più comune, ma anche numerosi artisti come Edvard Munch e Pablo Picasso, entrambi autori di una propria versione dell’assassinio di Marat. Il successo e la fama riscontrata coinvolse anche vari esponenti della letteratura quali Stendhal e Baudelaire, che ritenne la tela un «poema inconsueto» descrivendolo con queste parole: 

«Questo è il pane dei forti ed il trionfo dello spiritualismo; crudele come la natura, questo dipinto ha il profumo tutto dell’ideale. Quale era dunque la bruttezza che la santa Morte lo ha così prontamente cancellata con la punta della sua ala? Marat può ormai sfidare Apollo, la Morte lo ha ora baciato con labbra amorose, e lui riposa nella quiete della sua metamorfosi. Vi è in questa opera alcunché nel contempo di tenero e pungente; nell’aria fredda di questa camera, su questi muri freddi, intorno a questa fredda e funebre vasca da bagno, si libra un’anima». 

CARAVAGGIO E IL SUO RIPOSO DALLA FUGA IN EGITTO

a cura di Rosa Araneo

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Alla fine del Cinquecento, giunto da poco a Roma, Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) cominciò a dipingere alcuni quadri di soggetto religioso. Pur affrontando soggetti legati alla tradizione cristiana, l’artista decise di non rinnegare la sua “pittura della realtà” e volle presentare le sue scene sacre come pitture di genere. Nelle sue tele infatti, angeli, santi, persino Gesù e la Madonna non sono affatto idealizzati, tanto da sembrare personaggi tratti dalla vita quotidiana

Il Riposo durante la fuga in Egitto, del 1597, è in questo senso già rivoluzionario. Il tema della fuga in Egitto faceva parte della tradizione pittorica italiana ma normalmente prevedeva che la Sacra Famiglia fosse mostrata in cammino. Qui invece Caravaggio immaginò Maria, Giuseppe e Gesù che, stremati dal viaggio, si fermano a riposare accanto a un fiume, presso un bosco di querce e pioppi. 

Dettagli dipinto.

Tutta la scena è pervasa da una estrema dolcezza. La Madonna si è addormentata con il bambino in braccio, mentre Giuseppe veglia, a protezione della sua famiglia. Si capisce benissimo che gli fanno male i piedi e che sta cascando dal sonno, eppure egli rinuncia al riposo ristoratore per vegliare sulla sposa e su quel bambino che Dio gli ha dato in affido.

Mirabili sono i particolari della scena, come i sassiil fiasco tappato con uno straccio e perfino le piante che circondano Maria, le quali richiamano simbolicamente l’azione salvifica dell’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo: l’alloro allude alla verginità di Maria, la canna, il rovo e il cardo, simboli della Passione di Cristo, mentre il tasso simboleggia la Resurrezione. Inoltre, il violino suonato dall’angelo, ha una corda spezzata ad indicare la precarietà della vita umana. 

Una precarietà che ci appartiene e che ha segnato anche la vita mortale di Maria, di Giuseppe e dello stesso Gesù, destinati alla gloria dei cieli, ma intanto costretti a condividere, con noi tutti, l’ansia, la paura e la stanchezza.

IL BAGNO AD ASNIERES DI SEURAT: CAPOLAVORO DEL NEOIMPRESSIONISMO FRANCESE

a cura di Alessia Amato

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All’età di 25 anni, Georges Seurat padre del puntinismo – divisionismo dipinse tra il 1883 ed il 1885 il Bagno ad Asnières conservata alla National Gallery di Londra dal 1961. Una scelta sociale distante dai luoghi così cari agli impressionisti. La sua preparazione fu molto laboriosa: fu realizzato in studio, sulla base di diversi disegni tracciati uno ad uno dal vivo. Il tema è ricorrente nella pittura della seconda metà dell’Ottocento e mostra lo svago dei parigini lungo le rive della Senna. 

Seurat aveva l’abitudine di far precedere le proprie opere da un altissimo numero di lavori preparatori. Egli, infatti, considerava la pittura come applicazione e dimostrazione di teorie derivate da moderni studi sulla scomposizione della luce e dall’analisi dei principi compositivi di natura geometrica. 

Il Bagno ad Asnières e la Grande Jatte di Seurat - Arte Svelata
Particolare del dipinto.
  1. È una splendida domenica di sole, l’acqua è fresca e l’erba è morbida in questa tela sul cui sfondo riconosciamo la periferia di Clichy, con le ciminiere moderne ed un ponte ferroviario sullo sfondo. In primo piano un gruppo di uomini, probabilmente operai, si stanno rilassando in riva al fiume. Uno di essi, al centro del dipinto, si è tolto tutti i vestiti e, rimasto in costume, si è seduto sulla sponda del corso d’acqua con le gambe in ammollo. Un altro è già in acqua e sembra soffiarsi sulle mani per scaldarsi forse. Un altro ancora, sul bordo del dipinto, è sdraiato su un fianco con un cagnolino alle sue spalle. 
  2. Le figure dei bagnanti, apparentemente disposte in modo casuale, sono in realtà collocate secondo precise linee ortogonali. La composizione è molto semplice: è basata su un taglio diagonale che segue il profilo della sponda del fiume ed accompagna la fuga prospettica verso lo sfondo. Il colore è disposto a frammenti nell’erba, come se derivasse da scomposizione ottica ma, in parte, è colore puro steso ad ampie pennellate. In generale, domina un senso di sospesa immobilità: i personaggi appaiono isolati e silenziosi. Le pose delle figure sono rigide, quasi monumentali. Richiamano il rigore delle statue classiche.

La semplicità delle forme e l’uso di profili regolari chiaramente definiti dalla luce, ricorda il dipinto dell’artista rinascimentale Piero della Francesca con il Battesimo di Cristo, conservato sempre alla National Gallery. Nel suo modo di creare figure viste di profilo, Seurat potrebbe anche essere stato influenzato dall’arte egizia. Un particolare colpisce: manca totalmente la comunicazione tra i personaggi che sembrano tutti persi nei loro pensieri. 

Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca - Arte Svelata
Battesimo di Cristo (1440-50), Piero della Francesca. National Gallery, Londra.

Presentata da Seurat al Salon ufficiale di quell’anno, l’opera fu rifiutata dalla giuria. Della grande tela, infatti, non piacquero né la novità della tecnica né il soggetto e neanche il significato, che risultarono difficilmente classificabili nel confronto con i movimenti precedenti e perfino con l’Impressionismo. Il quadro, infatti, presenta sia elementi legati all’accademia, come le cinque figure in primo piano copiate da modelli in posa nel suo studio, sia motivi desunti dalla poetica impressionista, come i colori, la ripresa en plein air, la luce ed il soggetto proletario.

Seurat, in qualche modo, volle conciliare l’impressione visiva con il rigore della pittura d’atelier e puntò a idealizzare la scena. Egli eliminò i particolari contingenti e spostò un semplice episodio di vita parigina in una sfera immutabile ed eterna, dunque classica.