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Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



CIBO: LO STREET ARTIST CHE RIQUALIFICA LE CITTÀ ITALIANE

A chi non è mai capitato di vedere in giro per le città delle scritte oscene? Spesso le troviamo sulle facciate di edifici abbandonati, o che comunque non saranno ridipinti nell’arco di breve tempo.

CIBO è il nome dello street artist di Verona che ha avuto un’idea geniale: coprire queste scritte con dei murales che raffigurano degli alimenti. Scompaiono così simboli fascisti, razzisti, omofobi ecc. lasciando il posto a prelibatezze culinarie.

Bomba carta contro "Cibo", street artist che copre svastiche e croci  celtiche: "Siamo assediati dall'odio" - il Dolomiti
Esempio di riqualificazione svolta da Cibo.

La scelta del cibo come soggetto non è casuale: di solito, infatti, associamo l’attivita culinaria a connotazioni positive e di gusto. Molto meglio osservare un formaggio, una melanzana o un muffin che scritte razziste sui muri della propria città.

In tal senso, infatti, l’artista assolve ad un duplice ruolo sociale; instillando buon umore nella gente che passeggia per le vie da un lato e, sicuramente, contribuendo nell’intento di non far sentire più offese le persone socialmente fragili.

Pier Paolo Spinazzè: la street art anti odio a Napoli con Caffè Borbone
CIBO a Napoli, durante una visiti di lavoro nella città partenopea.

Il nome reale dell’artista da strada è Pier Paolo Spinazzè (in foto), classe 1982, nato a San Giovanni Lupatoto (VR). Ha intrapreso questa attività privata sin dal 2013 con il nome CIBO, inizialmente quasi per gioco.

E tu lo conoscevi? Cosa ne pensi di questa iniziativa?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

MIETITORI: COME GAUGUIN RAPPRESENTA LA CLASSE LAVORATRICE

L’immagine poetica dell’artista che osserva i campi e dipinge en plein air è un must per gli impressionisti e i post-impressionisti. In pochi tra questi lo hanno fatto raffigurando dei lavoratori immersi nella loro vita quotidiana con una dolcezza quasi onirica come Paul Gauguin, che noi associamo istintivamente agli scenari polineasiani.

Gauguin nel 1889 rappresenta un paesaggio rurale in Bretagna, in cui prevale imponentemente il giallo del grano lavorato dai mietitori. Sono questi ultimi, infatti, i soggetti dell’opera conservata attualmente alla Courtauld Gallery di Londra; dipinto che contiene i tratti caratteristici del lavoro dell’artista francese.

In particolare, ne I mieitiori i tratti dei visi si scorgono appena, mentre è invece evidentissima la pennellata morbida sulla tela, così come la simmetria dei soggetti inanimati, che seguono la forma di una specie di onda immaginaria che fornisce profondità spaziale.

Mietitori (Courtauld Institute Galleries) di Paul Gauguin
Mietitori di Paul Gauguin, 1889. Courtauld Gallery (Londra).

In basso è presente un uomo col cappello che guida due buoi, che con molta probabilità trainano l’aratro in una dimensione che non è inquadrata nell’opera. Nella parte superiore della tela, invece, si contano sette donne, con i tipici abiti bretoni, visibili anche in altre opere di altri artisti post-impressionisti come Van Gogh e dello stesso Paul Gauguin.

Le lavoratrici sono posizionate dall’autore in un modo tale da comporre una simmetria prospettica. Esse si alternano tanto da sembrare una avanti all’altra.

Un’opera semplice, ma che contiene quasi un desiderio di semplicità da parte del pittore francese. E tu cosa ne pensi?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PALA DI SAN ZENO: LA MERAVIGLIA DI ANDREA MANTEGNA A VERONA

Il più delle volte i dipinti del Rinascimento ci lasciano a bocca aperta per la loro bellezza. Ma è possibile provare un senso di attranzione ancora maggiore quando visitiamo un istituto di cultura o un luogo religioso?

A nostro avviso, ciò può accadere ammirando trittici formati da singole opere che composte in un unico insieme formano una narrazione complessa (esclusivamente religiosa, visto il periodo realizzativo). È il caso della Pala di San Zeno a Verona, un lavoro di maestosa graziosità eseguita dal rinomatissimo pittore Andrea Mantegna.

L’hai mai potuta ammirare?

Devi sapere che si può definire come la prima pala d’altare pienamente rinascimentale.

La Pala di San Zeno di Mantegna: un classico - Italian Ways
Pala di San Zeno (1460), Andrea Mantegna. Basilica di San Zeno, Verona.

Cosa rappresenta?

Al centro c’è un trono su cui è seduta la Vergine Maria con Gesù Bambino, che a torno hanno diversi angeli. Sui fianchi Mantegna dipinse otto Santi che, mediante l’uso della prospettiva, danno l’impressione di formare un semicerchio unendo i pannelli. In termini tecnici tale iconografia è chiamata sacra conversione.

Da sinistra troviamo: San Pietro, San Paolo, San Giovanni Evangelista, San Zeno, San Benedetto, San Lorenzo, San Greforio Magno, San Giovanni Battista.

Le tre predelle

Le tre predelle, ovvero la parte inferiore della Pala, rappresentano dei fenomeni biblici. In ordine da sinistra: l’ Orazione nell’orto, la Crocifissione, la Resurrezione di Cristo.

Un particolare appunto bisogna farlo sulla straordinaria cornice lignea, che è l’originale e forse realizzata su disegno dello stesso Mantegna. Essa imita una struttura architettonica che appare come il continuamento di quella dipinta, con quattro colonne scanalate che reggono un frontoncino con fregio a girali e con una cimasa a forma di arco ribassato terminante in due volute decorative.

Consigliamo di vederla!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

IL MISTERO DEL PAESAGGIO SCOPERTO SOTTO UN DIPINTO DI MODIGLIANI

Lo scorso anno, in seguito alle celebrazioni per il centenario della morte del grande artista livornese Amedeo Modigliani, sono state intensificate molte ricerce e analisi su alcuni suoi dipinti.

In particolare, la conservatrice del Museo della città francese di Lilla LaM, Marie-Amélie Senot, ha messo a nudo alcune scoperte su un quadro conservato nel medesimo istituto.

Top sorties: l'émission du 5/03 avec Marie-Amélie Senot, attachée de  conservation au Lam
Marie-Amélie Senot durante un’intervista.

Presso questo museo francese è conservato il ritratto di Viking Eggeling , pittore e regista svedese (1880-1925) realizzato da Modigliani.

Secondo le ultime rilevazioni, sotto il volto del soggetto si nasconde la riproduzione di un precedente paesaggio dipinto.

Viking Eggeling | arte
Viking Eggeling (1916) di Amedeo Modigliani. Conservato presso LaM | Lille Métropole Musée d′Art Moderne, Villeneuve d’Ascq, France

Quello che soprende è la tipologia del soggetto nascosto dal volto che abbiamo imparato a conoscere fino ad ora come unico possessore della tela in questione.

Modì, così veniva chiamato l’artista a Parigi, non ha mai realizzato paesaggi; o almeno non sono venute a galla fino a questo momento delle produzioni importanti di tale genere.

Si tratta dunque di un paesaggio dipinto da Modigliani o di qualcun altro?

Attenderemo il riscontro degli studi materici e le prossime rivelazioni che saranno annunciate in seguito, secondo quanto affermato da Marie-Amélie Senot.

Sapevate di questa notizia? Cosa ne pensate? Scrivetecelo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

SANSONE VITTORIOSO DI GUIDO RENI: ESPRESSIONE DEL CLASSICISMO

Nasceva a Bologna il 4 novembre 1575 Guido Reni, uno dei più grandi artisti della storia dell’arte.

 Il Sansone Vittorioso (1611 – 1612) è probabilmente la sua opera più famosa: qui l’eroe biblico, dopo aver sterminato da solo mille filistei, è preso da una gran sete e allora lascia cadere la mascella d’asino che aveva usato come arma. Dall’impatto con la terra, sgorga una sorgente d’acqua, che l’eroe raccoglie grazie alla mascella, usata come tazza. 

Pinacoteca Nazionale di Bologna - Sala 24: Guido Reni - Sansone vittorioso
Sansone Vittorioso (1611-12), di Guido Reni. Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Nonostante si faccia riferimento a un episodio biblico particolarmente cruento, nella tela non c’è violenza. Si scorge il sangue rappreso e sgorgato dalle ferite, ma tutto il classicismo che il pittore aveva appreso nei soggiorni romani va a  stemperare il dramma e permette all’artista di dipingere un corpo dall’ “impareggiabile attitudine sfiancheggiante “, come disse Cesare Malvasia nell’espressione coniata appositamente per descrivere il Sansone di Reni. 

Dettaglio dell’opera.

Il classicismo è evidentissimo: la posa è copia conforme dell’ Apollo Belvedere; il braccio proteso è quello del Laocoonte che a quella data era stato ricostruito teso verso l’alto, proprio come qui. Ma l’idea di “fermo immagine” e di una natura immobile, di un mare liscio come l’olio probabilmente Reni la riprende dalla Galatea dell’amatissimo Raffaello.

Apollo del Belvedere (circa 350 a.C.). Musei Vaticani.

Infatti Guido Reni era considerato un novello Raffaello, proprio per le sue composizioni armoniose, classiche e cristalline, che idealizzavano come in questo caso i personaggi e facevano un uso costante di colori tersi e limpidi. 

Nota a piè di pagina: la strana forma mistilinea della tela si deve al fatto che in origine questa opera doveva decorare un camino, quindi immaginatela in una posizione più elevata rispetto alla collocazione attuale nella Pinacoteca di Bologna!

Rosa Araneo per L’isola di Omero

L’ARTE CON I LEGO: JUMPEI MITSUI IL COSTRUTTORE PIÙ GIOVANE

Chi da piccolo non ha mai sognato di avere dei LEGO® ?

Un prodotto molto conosciuto che nel corso del tempo ha aggiunto alla sua connotazione di esclusivo utilizzo per i più piccoli anche la possibilità di diventare uno svago per gli adulti appassionati delle costruzioni. Si può affermare con certezza che oggi costruire con i LEGO è una vera e propria arte.

Tra questi prodotti in vendita si può trovare di tutto: dai giochi per bambini alle opere d’arte, fino ad arrivare ai monumenti storici; questi vengono assemblati con cura e pazienza da molte persone nel mondo, che uniscono piccoli pezzi sparpagliati dando vita ad oggetti da esposizione. In particolare desta grande stupore la riproduzione del Colosseo di Roma che puoi visionare ciccando QUI.

Ripoduzione LEGO della grafica di Marilyn Monroe di Andy Warhol. Per osservarla meglio CLICCA QUI.

Anche noi de L’isola di Omero abbiamo provato ad utilizzare i LEGO per riprodurre la città di Parigi. Vedi il nostro lavoro in una brave clip su Instagram (clicca) o Tik Tok (clicca). Ci sono però molte persone, magari più brave di noi, che si dilettano in costruzioni apocalittiche come quella in basso e che sono diventate dei veri e propri professionisti.

jumpei-mitsui-la-grande-onda-lego-03 - Go Nagai World
Costruzione LEGO di Jumpei Mitsui, ispirato alla Grande Onda di Kanagawa.

In particolare l’artigiano LEGO giapponese Jumpei Mitsui è il più giovane professionista certificato LEGO. Sul sito della nota azienda è stata creata anche una pagina dedicata a questo talento, che puoi consultare cliccando QUI.

Jumpai è diventato un costruttore LEGO professionista quando era studente all’Università di Tokyo. Ha prodotto commissioni per aziende e TV, oltre a dar vita a delle pubblicazioni.

Uomo in posa con un modello LEGO di un grande pesce
Jumpei Mitsui, che fra le braccia ha una sua opera.

Un gran numero di gente ha affermato di aver riscoperto le possibilità illimitate dei mattoncini LEGO proprio grazie a Jumpei. Lui, tra l’altro, ha sfruttato le possibilita di questo prodotto lavorando anche nel settore dell’istruzione e utilizzando i mattoncini LEGO di base.

Nel 2010 ha ricevuto il premio universitario del presidente dell’azienda per il contributo offerto alla società. La sua specialità è la costruzione di sculture di grandi dimensioni relative ad animali, personaggi e strutture. Accetta lavori su commissione principalmente da società. I suoi modelli sono stati esposti in Giappone, Tailandia e Malesia.

Cosa ne pensi? Riusciresti a farlo anche tu?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

OLTRE LA TELA: LA TERRAZZA DEL CAFFÈ LA SERA DI VAN GOGH

Vincent Van Gogh è considerato uno dei più grandi artisti di sempre. Fu un pittore estremamente sensibile ed un uomo tormentato dal malessere psichico che si manifestava con violenti attacchi di panico e vivide allucinazioni. 

Nacque a Zundert, in Olanda, nel 1853 ma la sua vita fu legata, in particolare, alla Francia e a tre città: Parigi, Arles e Auvers – sur – Oise. A Parigi, Van Gogh arrivò su invito del fratello Theo che curava una galleria d’arte a Montmartre. Nella capitale francese, all’epoca epicentro dell’arte mondiale, Vincent ebbe l’opportunità di conoscere e stringere amicizia con artisti importanti quali Signac, Gauguin e Henri de ToulouseLautrec

Credit: Getty Images/GraphicaArtis

Nel 1888 si trasferì con Gauguin ad Arles, in Provenza, spinto dal sogno di creare una comunità di artisti. Qui iniziò una serie di ritratti, vedute e composizioni floreali. Creò opere luminose realizzate con superfici e pennellate di colore puro. In questo periodo dipinse i suoi quadri più celebri, con uno stile nuovo ed autonomo. Vivificò il colore rendendolo violento, a tratti caldo ed intenso, trasmettendo nelle tele i propri stati d’animo. L’esperienza di Arles fu molto forte, appassionata ma anche distruttrice, di disperata eccitazione. Venne ricoverato diverse volte in ospedale psichiatrico: i diversi alti e bassi che lo colsero li ritroviamo nelle sue opere e in quei tratti che, nei periodi di crisi, passavano da un andamento sinuoso ad uno vorticoso. 

Van Gogh non dipinse mai per ottenere in cambio denaro o ammirazione ma fu sempre spinto da una necessità interiore, dall’ impulso di dare una precisa immagine di sé al mondo. La convivenza con l’amico Gauguin non fu mai idilliaca ma, al contrario, fu caratterizzata da continue ed accese discussioni che lo spinsero persino ad amputarsi un orecchio e che li portò a separarsi definitivamente. Prima di giungere a questa decisione, Vincent era solito fare lunghe passeggiate serali per studiare l’ambiente notturno e trovare l’ispirazione per nuovi lavori. A Place du Form, era solito frequentare un locale che gli ricordava un brano tratto dal Bel Ami di Guy De Maupassant che lo aiutò a realizzare La terrazza del caffè la sera

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles - Wikipedia
Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (1888) . Vincent Van Gogh, Museo Kröller-Müller.

In questo dipinto, egli rappresentò la sua prima notte stellata. Vincent non scelse di entrare nel locale, preferendo concentrarsi su ciò che accade sotto un cielo stellato. A destra, le finestre delle case illuminate e a sinistra il giallo squillante del locale, con i suoi tavolini e i suoi clienti. Lo spettatore, guidato dai variopinti ciottoli del selciato, è quasi condotto verso quella luce, percependo il desiderio di godersi la magica atmosfera in compagnia degli altri avventori del locale, i cui volti però non riusciamo a distinguere. 

La pennellata dell’artista, di solito nervosa e frammentata, pare qui distendersi e rilassarsi indugiando sui piccoli dettagli e donando alla scena quell’atmosfera di festosa quiete che raramente si coglie nella serie di notturni realizzati successivamente. La sua bellezza è dovuta ad una serie di diversi elementi: il contrasto tra le tonalità accese giallo–arancio e quelle blu–viola che hanno prodotto un rapporto cromatico essenziale e complementare. A sinistra della tela, difatti, è possibile notare come i colori caldi utilizzati per rappresentare il caffè esprimono una sensazione di sicurezza e di conforto a differenza dei colori freddi del cielo che lo fanno sembrare ancora più lontano. 

In Terrazza del caffè, la sera, Place du Forum, Arles Vincent Van Gogh sembra che utilizzi un linguaggio nuovo rivelando l’altra metà della sua anima: quella che, per un attimo, abbandona il tormento interiore e si concede un momento di pace lasciandoci immaginare che, posati i pennelli, si sia per un attimo accomodato ad uno dei tavolini e abbia ordinato da bere.

Alessia Amato per L’isola di Omero

NUDO BLU, LA FEMMINILITÀ UNICOLORE DI PICASSO

Picasso ci ha abituati a pensare comunemente alle forme come a dei cubi uniti a mo’ di tasselli. Non sono escluse da questa considerazione anche molte figure femminili che egli raffigurò: fra tutte la Donna che piange o le più famose ”modelle” dell’artista nell’opera intitolata Les demoseilles d’Avignon.

Ma mettendo da parte la fase cubista, nel mezzo del Periodo Blu (1901-1904) che Pablo ha affrontato nella sua vita, ancor prima che nella propria carriera, si distingue uno deI dipinti più intriganti che ha come soggetto una donna accovacciata e girata di schiena con il volto coperto dal braccio. Un’immagine che rimanda alla tristezza così come alla sensualità, tenendo ben presente che il corpo femminile è raffigurato nudo.

Nudo Blu (1902), Pablo Picasso. Museo Nazionale di Madrid.

Un fisico spigoloso con dei contorni di un nero ben definito, come se evidenziati da un pennarello. Lo sfondo esterno e l’interno della donna formano un tutt’uno, simbolo di un’anima confusa, come suggerisce la tonalità di blu non compatta ma contraddistinta da pennellate frenetiche.

Verso sinistra, in alto, uno spiraglio bianco lascia presagire alla speranza ”lontana ma visibile”.

Conoscevi ques’opera?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VIAGGI ALL’ESTERO DAL 3 AL 5 APRILE: SI POTRÀ ANDARE OVUNQUE?


Sta destanto molte critiche la scelta del governo di consentire ai cittadini italiani di viaggiare verso mete estere nel periodo tra il 3 e il 5 aprile 2021. Si tratta dei giorni cruciali delle festività pasquali, fase particolare dell’anno che molte persone preferiscono trascorrere in famiglia; anche se c’è da sempre una parte di popolazione a cui piace spostarsi ed andare altrove.

Effettivamente, chi ha già acquistato un biglietto aereo per l’estero o chi lo farà nelle prossime ore, potrà anche uscire dalla propria regione di residenza recandosi in direzione di un aereoporto al di fuori di essa per realizzare il viaggio; mentre per tutti coloro che rimarranno nei confini nazionali (la grande maggioranza degli italiani), sarà zona rossa e quindi verrà concesso solo di spostarsi una volta al giorno per andare trovare un parente o una persona cara.

Controsenso?

Beh in effetti questa scelta è abbastanza incomprensibile; un cittadino che si trova in Italia e che vuole fare una scampagnata senza provocare assembramenti è del tutto interdetto dal farlo; mentre andando a migliaia di chilometri di distanza tutto (o quasi) è concesso.

Inoltre tale situazione favorisce la disuguaglianza sociale tra chi può permettersi il viaggio e chi no, oltre a recare un grave danno all’economia italiana rispetto ai competitor esteri, come sottolineato dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca.

Bernabò Bocca - Wikipedia
Bernabò Bocca (15 ottobre 1963, Torino), presidente Federalberghi.

Ma è realmente così? E si può andare ovunque?

Con l’ultimo Dpcm il Ministero degli Esteri ha suddiviso gli altri Paesi del mondo in diversi gruppi chiamati con le lettere dalla A alla E, in base al livello di diffusione del virus COVID 19.

Per intenderci, nel gruppo A troveremo solo San Marino e Città del Vaticano, Stati piccoli verso cui ci si può recare senza restrizioni.

Nel gruppo C, invece, troviamo la maggiorparte dei Paesi. In questi casi è d’obligo recarvisi con tampone all’andata e ritorno più la quarantena.

Ma non è vero che è possibile andare ovunque! Tra le nazioni del gruppo E ci sono quelle in cui è vietato recarsi: tra questi nomi spiccano il Regno Unito, il Giappone, e il Brasile.

Quello che consigliamo di fare per chi volesse sfruttare la possibilità di viaggiare nel week end è di usufruire del portale online COVID 19- QUESTIONARIO: qui inserendo alcuni dati, non personali, verrete informati su cosa sia necessario per viaggiare e quali libertà o restrizioni siano presenti per ogni singolo Paese.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PERFORMANCE ART: TEMPO, SPAZIO E CORPO SONO lE FRONTIERE OLTREPASSATE DELL’ARTE

La performance art è un’esibizione presentata al pubblico all’interno di un contesto artistico interdisciplinare.

Si definisce anche come “open-ended“, atti artistici che comprendono elementi di danza, cinema, teatro, video, poesia rappresentati davanti ad un pubblico.

Può essere considerata un’esibizione di performance art qualsiasi situazione che coinvolge quattro elementi di base: tempo, spazio, corpo del performer e una relazione tra performer e pubblico. Rispetto alla fruizione di un’opera d’arte di scultura o di pittura esiste un forte spostamento concettuale e formale, nel senso che nella performance l’azione e il processo costituiscono l’opera, svincolata dalla necessità di essere definita in un prodotto finale oggettuale. 

In foto l’artista Gina Pane (Biarritz, 24 maggio 1939 – Parigi, 5 marzo 1990), che nelle sue performance adoperava il suo corpo per ferirlo,trafiggerlo, oltrepassarlo.

L’ideale di base della performance art era di dar vita ad un’esperienza effimera e autentica sia per gli artisti che per il pubblico, creando un evento irripetibile ed unico.

La performance art è un termine in genere usato per riferirsi ad un’arte concettuale che trasmette un significato basato sul contenuto piuttosto che essere una semplice performance fine a se stessa con l’unico scopo di intrattenere il pubblico.

La parola “performance art” è apparsa per la prima volta intorno agli anni Settanta, anche se forme artistiche di performance art si sono svolte anche prima con i Fluxus, gli Happenings, o con altre rappresentazioni come ad esempio quelle di Aktionismus e con la Body Art dove il corpo è sia protagonista dell’opera che strumento. Tra le artiste che usano abitualmente la performance come forma espressiva è da citare sicuramente Marina Abramovic, protagonista con il compagno Ulay, fin dagli anni Settanta, di numerose performance che vedevano il corpo come protagonista, utilizzato per rappresentare la complessità del rapporto di coppia e temi legati all’identità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero