CARAVAGGIO E IL SUO RIPOSO DALLA FUGA IN EGITTO

a cura di Rosa Araneo

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Alla fine del Cinquecento, giunto da poco a Roma, Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) cominciò a dipingere alcuni quadri di soggetto religioso. Pur affrontando soggetti legati alla tradizione cristiana, l’artista decise di non rinnegare la sua “pittura della realtà” e volle presentare le sue scene sacre come pitture di genere. Nelle sue tele infatti, angeli, santi, persino Gesù e la Madonna non sono affatto idealizzati, tanto da sembrare personaggi tratti dalla vita quotidiana

Il Riposo durante la fuga in Egitto, del 1597, è in questo senso già rivoluzionario. Il tema della fuga in Egitto faceva parte della tradizione pittorica italiana ma normalmente prevedeva che la Sacra Famiglia fosse mostrata in cammino. Qui invece Caravaggio immaginò Maria, Giuseppe e Gesù che, stremati dal viaggio, si fermano a riposare accanto a un fiume, presso un bosco di querce e pioppi. 

Dettagli dipinto.

Tutta la scena è pervasa da una estrema dolcezza. La Madonna si è addormentata con il bambino in braccio, mentre Giuseppe veglia, a protezione della sua famiglia. Si capisce benissimo che gli fanno male i piedi e che sta cascando dal sonno, eppure egli rinuncia al riposo ristoratore per vegliare sulla sposa e su quel bambino che Dio gli ha dato in affido.

Mirabili sono i particolari della scena, come i sassiil fiasco tappato con uno straccio e perfino le piante che circondano Maria, le quali richiamano simbolicamente l’azione salvifica dell’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo: l’alloro allude alla verginità di Maria, la canna, il rovo e il cardo, simboli della Passione di Cristo, mentre il tasso simboleggia la Resurrezione. Inoltre, il violino suonato dall’angelo, ha una corda spezzata ad indicare la precarietà della vita umana. 

Una precarietà che ci appartiene e che ha segnato anche la vita mortale di Maria, di Giuseppe e dello stesso Gesù, destinati alla gloria dei cieli, ma intanto costretti a condividere, con noi tutti, l’ansia, la paura e la stanchezza.

Pubblicato da Cosimo Guarini

Sono laureato in Beni culturali e mi occupo della realizzazione di contenuti per il web. Gestisco la pagina Facebook L'isola di Omero.

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