NATURA E SIMBOLISMO: L’ISOLA DEI MORTI DI ARNOLD BÖCKLIN

a cura di Alessia Amato

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“Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”.

Arnold Böcklin

Esistono artisti capaci di ritrarre nei loro quadri soggetti che evocano immagini fuori dal comune, distanti nel tempo e nello spazio ma, in un certo modo, vicine nella nostra mente. Probabilmente, è proprio questo uno degli elementi chiave del simbolismo di Arnold Böcklin creatore di questo magico stratagemma: alcuni dei suoi dipinti, difatti, sono diventati così famosi da essere oggi iconici.

Tetra ed affascinante, l’Isola dei morti realizzata in cinque versioni, è entrata a far parte dell’immaginario collettivo al punto che pittori, scrittori, musicisti e registi si sono spesso ispirati ad essa per realizzare le proprie opere. Personalità controverse ed influenti come Freud, D’Annunzio, Dalì e persino Adolf Hitler non hanno saputo resistere al suo fascino.

L'ISOLA DEI MORTI, METAFORA DELL'INACCESSIBILITÀ - Polisemantica
Paricolare de l’Isola dei morti, versione di Basilea.

Tutte le versioni del dipinto, realizzate tra il 1880 ed il 1886, raffigurano un’isola dominata da alte rocce che si riflette in uno specchio d’acqua fermo, immobile e scuro. Un personaggio vestito di bianco si sta avvicinando ad una piccola imbarcazione a remi sulla quale si può scorgere una bara ornata da festoni. Il fitto bosco di cipressi, raffigurato al centro dell’isola, rievoca sinistramente un cimitero e la fitta ombra accoglie quelle che ricordano delle lastre sepolcrali.

Gli elementi sono pochi ma sufficienti ad originare un capolavoro: ognuno, guardandola, riesce ad accostarsi a qualcosa che risiede nel suo intimo. Si tratta di un’opera figurativa e realistica nel tratto che, però, apre la porta ad una foresta di simboli. Desolazione e mistero sono le sensazioni immediate che il dipinto trasmette all’osservatore. Il silenzio che aleggia sul paesaggio sembra raccontarci l’immobilità della morte, quando tutto diventa buio e tenebre.

L’artista non fornì mai una spiegazione sul significato del dipinto e la critica lo ha considerato, a lungo, come un tributo alla mitologia greca. La figura rappresentata potrebbe essere Caronte e lo specchio d’acqua potrebbe essere il fiume Stige o il fiume Acheronte. Come modello per il paesaggio, Böcklin potrebbe essersi ispirato al Cimitero degli Inglesi a Firenze, situato accanto al suo studio. Ad alcuni, ricorda Corfù mentre, per altri, potrebbe essere Capri o il castello aragonese di Ischia.

Il cimitero degli inglesi a Firenze - Tuscany Planet
Cimitero degli Inglesi a Firenze.

Le cinque versioni si differenziano, quasi esclusivamente, per la resa atmosferica della luce. Le prime due sono molto simili mentre le successive si caratterizzano per un progressivo schiarimento delle tinte, allo scopo di conferire all’intero paesaggio una sensazione di quiete e di pace.

La terza versione, dipinta nel 1883 e data alla signora Tina Schoen-Renz, fece letteralmente innamorare Adolf Hither, che l’acquistò e la tenne appesa nel suo studio fino all’aprile del 1945, quando un generale russo la staccò e la portò con sé a Mosca.

Ma esisteranno davvero i morti sull’isola? Non lo sapremo mai. Una cosa è certa: Böcklin, in questo dipinto, ha provato a rispondere ad uno dei misteri più grandi ed oscuri e, probabilmente, ci piace sperare che un giorno ci ritroveremo tutti a vivere per l’eternità su questa silenziosa ed affascinante isola sospesa sull’acqua.

Pubblicato da Cosimo Guarini

Sono laureato in Beni culturali e mi occupo della realizzazione di contenuti per il web. Gestisco la pagina Facebook L'isola di Omero.

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